AIFA KO. SMENTITO IL PROTOCOLLO DELL’AIFA IN MATERIA DI CURA DEL COVID 19: LA RESA DEI CONTI SI AVVICINA A PASSI VELOCI

Come noto il protocollo per la cura del covid 19 nel suo stadio iniziale, come rilasciato dal Ministero della Salute, prevede, la mera vigile attesa e tutt’al più la somministrazione di Tachipirina. Una simile inerzia ha scatenato la reazione dei veri medici che hanno elaborato terapie di intervento efficacissime, tuttavia osteggiate pesantemente dal sistema sanitario che voleva pervicacemente impedire ai medici di curare il covid 19. Il TAR del Lazio in una recentissima ordinanza cautelare n.01412/2021 REG.PROV.CAUT. ha smentito totalmente le scelte del Ministero della Salute e dell’AIFA, consentendo ai medici di curare i loro pazienti con le terapie che essi ritengono più valide. Si va oltre il precedente provvedimento che autorizzava la somministrazione di un noto specifico farmaco. E’un provvedimento dirompente. Io personalmente e molti altri sanitari abbiamo accusato senza mezzi termini,in questi mesi, il governo di essere responsabile di decine di migliaia di morti da covid 19 proprio perché le linee guida adottate erano macroscopicamente errate e sostenendo che tale malattia si potesse curare con altri farmaci disponibili. Se effettivamente, come è provato dalla mia attivita’ professionale e da quella di tanti altri medici che il covid 19 si poteva curare e non è stato curato,la responsabilità del Ministero della Salute diviene inescusabile. Il TAR ha aperto un varco enorme nella direzione di salvare vite umane, e questo è compito e primo obiettivo dei medici ,ma ben si comprende che ha, dal punto di vista giuridico, creato i pilastri per le azioni risarcitorie civili e penali di tutti coloro che hanno avuto familiari deceduti perché non efficientemente curati. In sovrappiù se le morti per covid 19 sono dovute ad errori delle linee guida terapeutiche, tutta la legislazione emergenziale è stata inutilmente dannosa. Il fondamento delle nostre cause di risarcimento danni riceve una importante accelerazione da questo provvedimento. Si avvicina la resa dei conti per gli inetti gestori di una crisi sanitaria arginabile con l’ordinaria diligenza.
Mariano Amici, medico

Faccia a faccia in Tribunale: basta con i falsi positivi per dati dei tamponi PCR inattendibili

Dopo aver denunciato per mesi la loro inattendibilità e i danni provocati dal loro utilizzo, è giunto il momento di passare all’azione. E così, dopo aver presentato il ricorso ricorso al Tribunale dell’Unione Europea per sospendere la somministrazione dei vaccini genici fino alla completa sperimentazione, siamo pronti per un’altra battaglia giudiziaria che faccia trionfare anche in punta di diritto la verità: un ricorso di urgenza per l’accertamento della erroneità dei dati scaturenti dai test PCR ed antigeni in quanto non attendibili, sia perché è assente la diagnosi medica sia, soprattutto, perché gli alti cicli di sviluppo in laboratorio ne pregiudicano totalmente il fondamento scientifico. Si tratta di un atto grave ma fondamentale e ho personalmente fornito all’avv. Sandri, che la patrocina, la consulenza medico-scientifica per l’impostazione e la redazione dei contenuti di questa importantissima causa che verrà discussa il giorno 24 marzo presso il tribunale di Roma.
Il tema mi sta a cuore e sapete che è alla base della mia azione di sensibilizzazione in corso da mesi: è un errore gravissimo, se non addirittura una follia, far dipendere le sorti di un intero paese da un sistema – quello dei tamponi – fallace e inattendibile. Al di là del noto esperimento da me compiuto unitamente al dr. Scoglio, che ha avuto eco in tutto il mondo, la tesi della imprecisione di questi sistemi diagnostici è stata avanzata dal sottoscritto sin dall’inizio. E oggi è davvero una grande soddisfazione professionale prendere atto che l’OMS prima timidamente a dicembre 2020, e poi risolutamente a gennaio 2021, ha aderito alle tesi da me avanzate ed usato pressochè le stesse parole che ho sempre pronunciato nei miei interventi scritti o negli incontri pubblici.
I casi positivi di covid 19 vanno ridimensionati in misura di almeno l’80% con tutte le conseguenze che ne devono derivare, vale a dire fine dell’inutile paura collettiva e ripresa piena della vita. Poi, ovviamente, bisogna curare subito e bene chi si trova a dover fare i conti con questa sindrome similinfluenzale, ma per questa incombenza ormai siamo attrezzati. Per questo gli ospedali sono sempre meno pieni e calano i decessi. I migliori vaccini anti covid 19 sono i medici che curano!
Io sarò il testimone chiave del processo e per tale motivo non ho potuto firmare il ricorso, come invece avrei voluto.
Per condurre al meglio la causa e patrocinare gli interessi di tutti con adeguata efficacia, l’avv. Sandri mi ha chiesto, infatti, di schierarmi direttamente sulla trincea della prima linea, faccia a faccia con il nemico. E ovviamente… è una posizione in cui mi trovo benissimo!
Per informazioni ed adesioni contattare lo studio del Avv. Sandri all’email :
avv.maurosandri@gmail.com
Mariano Amici, medico

Accolta la richiesta di sospensiva dell’obbligo di portare le mascherine in condizione di staticità al banco per gli studenti della scuola primaria e secondaria

IL TAR LAZIO HA ACCOLTO LA RICHIESTA CAUTELARE DI SOSPENSIVA DI UN GRUPPO DI GENITORI, DA ME SOSTENUTI, ESTENDENDO ANCHE AGLI STUDENTI DELLA SCUOLA SECONDARIA IL RISULTATO DI UNA PRECEDENTE ORDINANZA E DUNQUE INVITANDO IL GOVERNO A MODIFICARE I DPCM TOGLIENDO L’OBBLIGO DELLE MASCHERINE PER GLI STUDENTI AL BANCO.

Così il TAR nella causa patrocinata dallo Studio Legale Massafra: “… LE CONSIDERAZIONI IVI SVOLTE RELATIVAMENTE AGLI SCOLARI DELLA SCUOLA PRIMARIA VALGONO, ALTRESÌ, PER GLI STUDENTI DELLA SCUOLA SECONDARIA, atteso che il CTS, anche per gli alunni di tale fascia di età, nelle “raccomandazioni tecniche” aveva indicato quanto segue: “Nella scuola secondaria, anche considerando una trasmissibilità analoga a quella degli adulti, la mascherina potrà essere rimossa in condizione di staticità con il rispetto della distanza di almeno un metro, l’assenza di situazioni che prevedano la possibilità di aerosolizzazione (es. canto) e in situazione epidemiologica di bassa circolazione virale come definita dalla autorità sanitaria” (verbale del CTS n. 104 del 31 agosto 2020, pag. 8)”.
Il gruppo di genitori assistito dallo Studio Legale Massafra, cercando di fare un passo avanti rispetto alla precedente pronuncia, aveva osservato “.. che proprio il principio di precauzione dovrebbe condurre a sospendere le misura, attesa la forte incognita sui potenziali danni alla salute individuale dei minori derivanti dall’uso prolungato della mascherina”. Purtroppo il Collegio non ha ritenuto di discostarsi dal precedente orientamento che ha pertanto mantenuto anche in questo caso. È comunque un altro importante tassello che ha esteso anche ai ragazzi della scuola secondaria le importanti indicazioni del TAR che lasciano anche ben sperare per l’accoglimento totale nel merito.
È possibile vedere l’ordinanza integrale direttamente sul sito www.studiomassafra.com a questo link: http://www.studiomassafra.com/news-e-giurisprudenza/mascherineascuolaalbanco-accoltalarichiestadisospensivadellobbligodiportarelemascherineincondizionedistaticitaalbancoperglistudentidellascuolaprimariaesecondariaconunordinanzachepurmantenendolefficaciadellattualedpcminscadenzasollecitalamministrazioneaseguirneleindicazioninelprossimoprovvedimento?fbclid=IwAR2OxzhpN-IX7hSNoL6ttiGsK3WLKnO2tFerdNLMFlDxWcb1hnbHK1NxFsU

Chiedo al Tribunale europeo che sia svolta una sperimentazione completa dei vaccini da parte di un autorevole ente indipendente

DIRITTO ALLA SALUTE E PRINCIPIO DI PRECAUZIONE: CHIEDO AL TRIBUNALE EUROPEO CHE SIA SVOLTA UNA SPERIMENTAZIONE COMPLETA DEI VACCINI DA PARTE DI UN AUTOREVOLE ENTE INDIPENDENTE

Sono il primo firmatario del ricorso al Tribunale della Unione Europea finalizzato ad ottenere la sospensione dell’utilizzo di vaccini genici fino a quando non sia svolta e terminata una sperimentazione completa che certifichi, da parte di un autorevole ente terzo, la loro effettiva efficacia e sicurezza. I vaccini attuali sono stati autorizzati dalla Commissione Europea sulla base di una mera autodichiarazione di loro validità rilasciata dai produttori. Questi ultimi saranno tenuti a fornire prova della loro efficacia quando ormai tutti i cittadini europei saranno vaccinati.
In sostanza il rischio che cerco di contribuire a sventare è che si diventi tutti cavie di una sperimentazione che non è stata condotta adeguatamente. Prima di commercializzare un farmaco di particolare invasività ed incertezza quanto alle sue conseguenze perché di formulazione genica è necessario che sia valutato il rispetto di tutte le leggi in materia di sperimentazione e sicurezza. Il mio ruolo di medico mi impone non di oppormi al vaccino in quanto tale, battaglia che non ho mai fatto, ma di
salvaguardare il diritto alla salute ed il principio di precauzione a favore dei miei pazienti in ossequio al giuramento che feci quando iniziai questa meravigliosa professione.
L’auspicio è quello che in poche settimane il Tribunale Europeo possa fare chiarezza e sollecitare lo svolgimento di sperimentazioni più adeguate. E’ importante che chiunque dovesse subire pressioni per sottoporsi alla vaccinazione prima della sentenza mi contatti per aderire alla causa o contatti lo studio dell’avv.Mauro Sandri all’email avv.maurosandri@gmail.com —
Mariano Amici medico

Dr. Mariano Amici: “Nessuno dei miei pazienti è morto” – Intervista Numero6

Morris San ha intervistato il 1 Febbraio 2021 il Dottor Mariano Amici. Il video completo è disponibile a questo link sul sito Numero6.org.

Guarda l’intervista completa

I dati scientifici e l’esperienza sul campo evidenziano che i tamponi non giustificano l’adozione dei provvedimenti restrittivi previsti dai Dpcm”

I DATI SCIENTIFICI E L’ESPERIENZA SUL CAMPO EVIDENZIANO CHE I TAMPONI ED I MECCANISMI DI TRASMISSIONE DEL VIRUS PRESI IN CONSIDERAZIONE PER LA DIAGNOSI E PER IL CONTENIMENTO DEI CONTAGI DA SARS COV 2 NON GIUSTIFICANO L’ADOZIONE DEI PROVVEDIMENTI RESTRITTIVI PREVISTI DAI VARI DPCM QUALI USO DI MASCHERINE, DISTANZIAMENTI, LOCKDOWN E CHIUSURE.

Come genitori aderite al ricorso avverso il Dpcm 14/01/2021 in merito all’obbligo di portare le mascherine seduti al banco nel rispetto del distanziamento

CONTINUIAMO A FAR MATURARE LE COSCIENZE.
COME GENITORI ADERITE AL RICORSO AVVERSO IL DPCM 14/01/2021 IN MERITO ALL’OBBLIGO DI PORTARE LE MASCHERINE SEDUTI AL BANCO NEL RISPETTO DEL DISTANZIAMENTO. UNA MISURA ASSURDA, CONTRADITTORIA E PRIVA DI OGNI LOGICA.
Ho dato mandato allo studio legale Massafra di predisporre ricorsi al TAR per ogni singola categoria colpita dal DPCM 14/01/2021 così che per ogni categoria si possano evidenziare le singole assurdità ed illogicità dei provvedimenti che stanno aggredendo la nostra libertà senza una reale e comprovata valutazione dei danni che si determinano a fronte di asseriti benefici.
Iniziamo con la scuola ed i nostri figli ed andiamo avanti con ogni singola categoria produttiva e cittadino.

Ricorso – intervento collettivo al TAR Lazio avverso il D.P.C.M 14/01/2021 in relazione all’obbligo di indossare le mascherine a scuola al banco

ADERITE E CONDIVIDETE IN MASSA!
Mariano Amici, medico

Il Covid 19 si cura senza chiusura e senza paura

Qualcosa sta cambiando in Italia. Nell’opinione pubblica e in parte nel mondo dell’informazione sta crescendo piano piano la consapevolezza che il Covid può essere curato e che se si interviene per tempo, senza farsi prendere dal panico, è possibile addirittura evitare il ricorso all’ospedale e alla chiusura del paese. Solo qualche mese fa, chi sosteneva queste teorie sul web o nelle interviste veniva immediatamente tacciato di essere un negazionista o un folle spregiucato mentre oggi registriamo una maggiore disponibilità all’ascolto: sarà che siamo tutti stremati dalla sequela di lutti e di privazioni subite in quasi un anno di emergenza sanitaria, ma inizia a farsi strada l’idea che forse le istituzioni non abbiano saputo gestire la situazione nel migliore dei modi e che sostenerlo non significhi voler mancare di rispetto al lavoro altrui.
E allora, cari amici che avete il buon cuore di seguire e condividere le mie riflessioni, credo sia giunto il momento di fornirvi qualche dettaglio sui due protocolli che il sottoscritto, insieme al dottor Franco Trinca, biologo Nutrizionista clinico, e ad altri medici di tutta Italia abbiamo messo a punto e applicato con successo che saranno il cuore del Progetto “Riapriamo l’Italia in Salute” che presto presenteremo ufficialmente: quanto leggerete nelle prossime righe è il frutto di un lavoro di squadra che nasce dall’esperienza individuale di tanti professionisti che, ciascuno per le proprie competenze e partendo dalle esperienze cliniche maturate nella quotidianità, hanno maturato competenze e tecniche che si sono rivelate efficaci contro il virus.
Il primo messaggio che va ribadito, quindi, è che IL COVID 19 SI CURA se trattato tempestivamente a domicilio. Ma il secondo messaggio, non meno importante, è che deve cambiare l’approccio delle istituzioni sui temi della salute pubblica e che bisogna iniziare a investire in modo più convinto sulla prevenzione.
I due protocolli, che nascono dalle esperienze cliniche del 2020, vanno in questa direzione e si sono rivelati assolutamente efficaci:
• Il primo, definito di Medicina Biologica (elaborato in collaborazione col sottoscritto dal dott. Franco Trinca, Biologo Nutrizionista clinico) è preventivo e adiuvante-curativo, in generale di tutte le malattie infettive respiratorie e anche del Covid-19.
• Il secondo è farmacologico classico e sostanzialmente si basa sull’uso tempestivo di Idrossiclorochina, Eparina a basso peso molecolare e al bisogno, secondo la valutazione del Medico curante, di Azitromicina o altri antibiotici ed eventuali cortisonici.
Avremo modo di illustrare nel dettaglio i risvolti scientifici e le modalità di attuazione delle nostre strategie ma in questa occasione desidero anticiparvi alcuni aspetti che ritengo molto importanti perché in grado davvero di fare la differenza anche e soprattutto in chiave preventiva.
Il Protocollo di Medicina Biologica, che è integrabile se necessario con quello farmacologico, può essere sintetizzato così:
A)Alimentazione Bio vitalizzante, con una costante presenza di alimenti crudi (ortaggi, insalate, frutta di stagione, frutta oleosa e semi vari come girasole, lino, zucca), ricchi di antiossidanti e flavonoidi con riconosciuta azione antivirale anche su SARS-Cov2; inoltre equilibrio tra alimenti proteici (alternando pesce, carne, uova, formaggio) e pasti “vegetariani” (legumi, cereali a chicco intero, stufati di ortaggi), secondo il modello “mediterraneo”.
B)Integratori : Multiminerali e Multivitaminici ben bilanciati e completi nonché eventualmente formule a base di molecole “Nutraceutiche” come la Quercetina, sulla quale il CNR ha pubblicato un interessantissimo studio che ne dimostra la proprietà di legarsi con e inattivare una delle proteine virali necessarie alla replicazione del virus.
E’ con questo Protocollo di Medicina Biologica Integrata che io e i medici a me associati (per un bacino di circa 6.000 pazienti, molti più di un ospedale), in collaborazione col dottor Trinca stiamo verificando effetti molto positivi sia sulle sindromi simili-influenzali, sia nei casi Covid positivi; e a riprova della validità dei nostri approcci terapeutici c’è il fatto che nell’ultimo anno abbiamo trattato a domicilio tutti i pazienti “tampone positivi” senza registrare alcun decesso, né abbiamo avuto l’esigenza di ricoverarne alcuno.
Sempre con il preziosissimo supporto del dottor Franco Trinca, a fronte di questa esperienza significativamente positiva, abbiamo lanciato il Progetto RIAPRIAMO L’ITALIA IN SALUTE che potete iniziare a consultare a questo link:
L’obbiettivo è diffondere, anche in relazione all’attuale emergenza Covid-19 (mal gestita con la fallimentare strategia governativa del Ministero della Salute, dell’AIFA, dell’Istituto Superiore di Sanità e del Comitato Tecnico Scientifico), i concetti di una Medicina Biologica tanto scientifica quanto “a misura d’uomo”, e indipendente dagli interessi delle grandi corporations farmaceutiche.
Questa “nuova-antica Cultura Medica” e di benessere, colma il vuoto lasciato dal Ministero della Salute nel campo dell’Educazione sanitaria della popolazione puntando su una vera Medicina preventiva (che non può coincidere con la monocultura vaccinale). L’obiettivo di una popolazione più sana è alla portata: serve una rivoluzione culturale che deve coinvolgere l’opinione pubblica grazie ad un ruolo sempre più centrale del medico territoriale, con il suo bagaglio di competenze e conoscenze legate alla gestione della quotidianità e a stretto contatto con i cittadini.
Ancora poche settimane di attesa e poi i tempi saranno maturi per presentare le nostre idee e le nostre proposte. Lo faremo utilizzando i nostri abituali canali social, intervenendo sui mezzi di informazione che vorranno ascoltarci ma poi vogliamo incontrare le persone: per questo saremo presenti in convegni e piazze di tutta l’Italia, laddove i cittadini ci inviteranno.
Continuate a seguirmi sui miei account, chiedetemi l’amicizia per meglio interagire ed essere sempre aggiornati sulle iniziative in cantiere e non mancate mai di condividere le mie riflessioni… Grazie!
Mariano Amici, medico

Le domande che non trovano risposta e le proposte per guarire l’Italia

“A pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina”.
Non ho mai particolarmente apprezzato questo motto reso celebre da Giulio Andreotti ma che, in realtà, pare risalire addirittura a Papa Pio XI: la mia formazione scientifica, la mia fede e i miei principi etici, il mio rispetto per le norme mi hanno sempre portato ad avere grande fiducia e rispetto nel prossimo e nelle istituzioni ma negli ultimi tempi queste certezze granitiche iniziano a vacillare. I dubbi mi assalgono spesso la sera quando, dopo una lunga giornata di lavoro a contatto con i pazienti, mi ritrovo a casa a leggere le ultime notizie sul virus in Italia e all’estero, consulto i documenti e le pubblicazioni scientifiche, ripenso alle persone che ho visitato e ai malati che ho guarito. Sono domande che nascono sempre da elementi oggettivi ma che faticano a trovare una risposta razionale, pur essendo io abituato per lavoro a cercare sempre una spiegazione logica e oggettiva ai fenomeni che mi trovo ad osservare.

E spesso sono proprio i numeri ad alimentare le mie incertezze, perché i dati statistici parlano chiaro:
– La mortalità per Covid nel mondo non giustifica il termine pandemia ed i dati, quelli internazionali ma in particolare quelli italiani, non giustificano la dichiarazione dello stato di emergenza: perché ci troviamo a questo punto?
– La mortalità per infezioni contratte in ospedale è mediamente e annualmente del doppio rispetto al Covid: perchè non se ne parla e non si prendono provvedimenti?
– La mortalità per tabagismo è quattro volte superiore a quella per Covid: perché non se ne parla e non si prendono provvedimenti?
– La mortalità per alcolismo è di otto volte superiore a quella per Covid: perchè non se ne parla e non si prendono provvedimenti?
– La mortalità per mancata assistenza a pazienti affetti da patologie gravi è di gran lunga superiore alla mortalità per Covid: perchè non se ne parla e non si prendono provvedimenti?
– La mortalità per tutta una serie di patologie gravi (come per esempio le malattie cardiovascolari, i tumori ecc.) è di gran lunga superiore alla mortalità per Covid: perchè non se ne parla e non si prendono provvedimenti?
– La mortalità causata da agenti inquinanti è di gran lunga superiore alla mortalità per Covid: perché non se ne parla e non si prendono provvedimenti?
– La mortalità per fame è di gran lunga superiore alla mortalità per Covid: perché non se ne parla e non si prendono provvedimenti?
Gli studi e l’esperienza clinica,maturata da molti medici negli ultimi mesi, confermano che le malattie e le complicazioni provocate da questo maledetto virus si possono prevenire e si possono curare: ma allora perchè non si prende ad esempio l’esperienza di alcuni medici di base e di altri professionisti che hanno dimostrato, nei fatti, di poter combattere la letalità?
– Perché lo Stato “vieta” di curare e disorganizza il sistema sanitario con conseguenti aggravi di spesa e diminuzione di efficienza?
– Perchè non si garantisce pari opportunità al medico di base rispetto al medico ospedaliero mettendolo in condizione di poter fruire dei centri diagnostici in tempo reale al fine di curare al meglio il paziente a casa evitando cosi di mettere sotto pressione gli ospedali?
– Perchè si impongono in modo indiscriminato per tutti i pazienti certi protocolli scellerati e si vieta l’uso di trattamenti personalizzati e per questo anche più efficaci?
– Perché si vuole insistere sul lockdown sapendo che non è utile ad arrestare la diffusione del contagio e, al contrario, danneggia fortemente l’economia?

Sono domande a tratti banali ma che oggi non trovano risposta, quanto meno non si può trovarla se si analizzano le azioni messe in campo in questo primo anno di emergenza sanitaria.
E poi ci sono le ultime domande, quelle più angoscianti che come medico e uomo di scienza mai vorrei pormi ma che altrettanto mi lasciano sgomento e senza risposte.

Si vogliono i morti o si vuole pensare alla salute della popolazione?

Siamo forse difronte a strategie tese a giustificare vaccinazioni di massa,non solo inutili ma addirittura dannose, che servono pero’ a tenere cronicamente ammalato l’individuo aprendo così la porta all’uso di farmaci su farmaci, dove l’uno cura l’effetto collaterale dell’altro, creando in tal modo quel circolo vizioso che porta la popolazione, dall’età di 60 anni, a far cronico uso di almeno 10 farmaci al giorno?

Nello scenario mondiale siamo difronte a governi veri o a governi fantoccio sponsorizzati da multinazionali il cui unico scopo è quello di aumentare i guadagni con strategie commerciali criminali?

Se da cittadino sto ancora cercando risposte rassicuranti e soprattutto convincenti a queste domande, da uomo di scienza ho il dovere di continuare a impegnarmi ogni giorno per garantire la salute dei miei pazienti e, al contempo, per aiutare il mio paese a convivere con il virus senza ulteriori sofferenze e penalizzazioni.

Ma dobbiamo e possiamo avere fiducia: l’esperienza maturata negli ultimi mesi dal pool di medici che coordino in un ambito di oltre 6mila assistiti, conferma infatti che il Covid-19 si può curare con terapie calibrate sulle esigenze di ogni singolo paziente e non applicando genericamente i rigidi procolli ministeriali che non tengono conto delle peculiarità cliniche del malato; ma ci insegna anche che è possibile intervenire in ottica preventiva, rafforzando le difese immunitarie dei pazienti in modo naturale o all’insegna della medicina biologica. E proprio prevenzione e terapie mirate sono i pilastri del programma “Riapriamo l’Italia in Salute” che insieme al dott. Franco Trinca, biologo nutrizionista clinico, e ad altri medici stiamo mettendo a punto per ridare speranza al nostro Paese e aiutare le piccole imprese e le attività commerciali a contrastare gli effetti del lockdown ed a risollevarsi: a questo link potete già iniziare a leggere le prime proposte (http://www.riapriamolitaliainsalute.it/appello) ma nel frattempo vi anticipo che nei prossimi giorni, attraverso i social, vi spiegheremo tutti i dettagli in attesa di tante iniziative che, nelle prossime settimane, ci vedranno protagonisti anche di un vero e proprio tour nelle piazze italiane per parlarvi di verità ed illustrarvi i nostri progetti.

Ma avremo modo di parlarne…

Voi nel frattempo continuate e seguirmi e a diffondere il più possibile le nostre idee!

Mariano Amici, medico

Campagna vaccinale COVID 19 – LETTERA APERTA ALL’ORDINE DEI MEDICI

Gentile Presidente,

torno a scriverLe a distanza di qualche giorno dalla precedente lettera perché il dibattito che in Italia si sta sviluppando sulla vaccinazione contro il Covid-19 rischia, complice anche la colpevole superficialità dei media che riducono un tema così complesso al mero confronto tra pro-vax e no-vax, di relegare su un piano del tutto marginale gli aspetti più strettamente scientifici – che invece reputo importanti e degni di riflessione – e soprattutto di esautorare quel ruolo di vigile responsabilità che i medici in queste circostanze dovrebbero rivendicare ed esercitare nell’interesse esclusivo dei pazienti.

Come ho già avuto modo di dire, in decenni di professione ho consigliato e praticato le vaccinazioni a decine di migliaia di persone perché convinto assertore della loro efficacia ma continuo a nutrire forti dubbi sul Vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty), soprattutto dopo averne letto la documentazione informativa messa a disposizione dalla Pfizer (consultabile anche sul sito dell’Ema che pubblica tra l’altro anche la Relazione pubblica di valutazione europea, EPAR – European Public Assessment Report, Comirnaty, INN-COVID-19 mRNA Vaccine (nucleoside-modified) (europa.eu)), le informazioni fornite dall’Aifa (ea9099cd-c71c-d443-e447-6da60137da37 (aifa.gov.it)) e in ultimo anche i moduli del consenso informato rilasciati ai pazienti in lista di attesa per la somministrazione (in allegato una copia).

Immagino, egregio Presidente, che anche Lei li abbia letti e quindi perdonerà se a tratti sarò un po’ pedante nell’elencare le mie perplessità.

Fedele ai principi del “Primum non nocere” tanto caro a Ippocrate, partirei dai rischi per la salute del paziente anche perché è Pfizer stessa a precisare, in apertura del foglietto illustrativo, che il medicinale è “sottoposto a monitoraggio addizionale” e che “ciò permetterà la rapida identificazione di nuove informazioni sulla sicurezza”.

Del resto, lo sappiamo, sull’onda emotiva di questa emergenza pandemica le fasi di ricerca e sperimentazione sono state veloci come mai prima d’ora ma, come medici, siamo anche ben consapevoli del fatto che – come per tutti i farmaci – anche per questo vaccino solo il tempo potrà garantirci risultati certi in merito ad efficacia e innocuità. E se è vero che questo principio di cautela i produttori e l’Ema lo precisano in più occasioni (a pagina 17 del dossier che si può rintracciare sul sito dell’Agenzia Europea per il Farmaco si precisa che il “medicinale è stato autorizzato con procedura subordinata a condizioni” e che, grazie ad una “deroga di durata limitata”, l’azienda avrà tempo fino al dicembre 2023 “per confermare l’efficacia e la sicurezza di Comirnaty” come indicato a pagina 19) e se è altresì vero che l’Aifa al punto al 14 del suo vademecum si limita ad annoverare tra le reazioni avverse gravi più frequenti soltanto “l’ingrossamento delle ghiandole linfatiche” (ammettendo però che “nei paesi dove è già stata avviata la somministrazione di massa del vaccino sono cominciate anche le segnalazioni delle reazioni avverse, comprese quelle allergiche”), alla fine siamo proprio noi medici a svolgere un ruolo decisivo nell’aiutare il paziente a comprendere benefici e rischi correlati alla somministrazione e soprattutto a intercettare eventuali elementi di rischio in base alla situazione clinica del singolo. In un caso addirittura è Pfizer stessa ad affidarci esplicitamente questa responsabilità: a pagina 4 della succitata documentazione si legge che, pur essendo limitati i dati relativi all’uso del vaccino durante la gestazione, “la somministrazione di Comyrnaty durante la gravidanza deve essere presa in considerazione solo se i potenziali benefici sono superiori ai potenziali rischi per la madre e per il feto” ma poi aggiunge, per esempio, che “non è noto se Comirnaty sia secreto nel latte materno”.

Sia chiaro, Presidente: questo coinvolgimento che l’azienda farmaceutica prevede per la nostra categoria, conferma quel ruolo di centralità che io ho sempre rivendicato per il medico e, in particolare, per il medico di base, che proprio perché radicato sul territorio e a costante contatto con i propri assistiti può conoscerne al meglio la situazione sanitaria. Ma mi chiedo e Le chiedo: siamo sicuri che i nostri colleghi siano altrettanto consapevoli del ruolo che sono chiamati a compiere in questa fase della battaglia contro il Covid, specie se l’aspettativa dell’opinione pubblica e la pressione delle istituzioni spingono verso vaccinazioni di massa e in tempi rapidi? E quanti per sensibilità, per esperienza e per competenza possono svolgere secondo piena coscienza la loro attività di tutela della salute del paziente prescrivendo o meno la vaccinazione? O crediamo che sia sufficiente che i rischi siano scritti sul bugiardino per tranquillizzare i nostri scrupoli etici e morali?

Anche perché i tempi rapidi della sperimentazione lasciano molti margini di incertezza e, ancora una volta, a dirlo è la documentazione ufficiale sul sito dell’Ema: per esempio come comportarsi in presenza di un paziente che è già sotto terapia per altre patologie, posto che il produttore dichiara che “non sono stati effettuati studi di interazione con altri medicinali” (pag.4)?
E come comportarsi con quei soggetti più fragili, per i quali il vaccino viene caldeggiato, posto che – scrive sempre il produttore a pagina 4 – “l’efficacia, la sicurezza e l’immunogenicità del vaccino non sono state valutate nei soggetti ‘immunocompromessi’, compresi quelli in terapia immunosoppressiva” e che “l’efficacia di Comirnaty potrebbe essere inferiore nei soggetti immunocompromessi”? Non vorrei che queste domande apparissero “capziose”, perché da medici sappiamo perfettamente che ogni individuo può reagire in modo differente di fronte allo stesso vaccino e personalmente temo ci siano ancora troppi fattori inesplorati o di incertezza sugli effetti collaterali e soprattutto in prospettiva futura: se già desta attenzione leggere che in alcuni casi “è stata segnalata paralisi (o paresi) facciale periferica acuta” e che in un caso addirittura l’insorgenza “è avvenuta 37 giorni dopo la prima dose” (a pagina 6), apprendo con stupore che “non sono stati condotti studi di genotossicità o sul potenziale cancerogeno” perché “si ritiene che i componenti del vaccino (lipidi e mRNA) non presentino alcun potenziale genotossico”.

Sin qui le criticità, i potenziali rischi e le incertezze relative al capitolo dell’innocuità ma so benissimo che nel loro cammino scienza e medicina progrediscono e consolidano le proprie scoperte procedendo per tentativi, in un continuo bilanciamento tra rischi e benefici. E allora, sempre da medico, fatico a condividere a cuor leggero quanto si legge a pagina 34 dell’allegato disponibile sul sito dell’Ema, laddove il Committee for Human Medicinal Products (CHMP) “ritiene che il rapporto beneficio/rischio sia favorevole al fine di raccomandare il rilascio dell’autorizzazione all’immissione in commercio subordinata a condizioni”: davvero possiamo ritenerci soddisfatti degli effetti emersi dopo i primi mesi di sperimentazione per sperare di affidare a questo vaccino le speranze di liberare l’umanità dall’incubo del virus? A leggere le documentazioni fornite dal produttore ma ancora di più dalle autorità regolamentatrici, i dubbi crescono.

Al punto 11 del documento sintetico redatto da Aifa, si legge che “gli studi clinici condotti finora hanno permesso di valutare l’efficacia del vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) sulle forme clinicamente manifeste di COVID-19 ed è necessario più tempo per ottenere dati significativi per dimostrare se i vaccinati si possono infettare in modo asintomatico e contagiare altre persone. Sebbene sia plausibile che la vaccinazione protegga dall’infezione, i vaccinati e le persone che sono in contatto con loro devono continuare ad adottare le misure di protezione anti COVID-19”. E anche ammesso che il vaccino protegga, per quanto tempo ha efficacia? Al punto 9 l’Autorità di controllo ammette che “la durata della protezione non è ancora definita con certezza perché il periodo di osservazione è stato necessariamente di pochi mesi, ma le conoscenze sugli altri tipi di coronavirus indicano che la protezione dovrebbe essere di almeno 9-12 mesi”. Insomma, la cautela è d’obbligo e il concetto viene ribadito anche al punto 31 della medesima relazione: “Anche se l’efficacia del vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 è molto alta (oltre il 90%) vi sarà sempre una porzione di vaccinati che non svilupperà la difesa immunitaria, inoltre, ancora non sappiamo in maniera definitiva se la vaccinazione impedisce solo la manifestazione della malattia o anche il trasmettersi dell’infezione. Ecco perché essere vaccinati non conferisce un “certificato di libertà” ma occorre continuare ad adottare comportamenti corretti e misure di contenimento del rischio di infezione”.

Egregio Presidente, mi preme ricordare – per quanto possa occorrere – che i primi due punti del giuramento professionale prestato da tutti noi medici, così recitano: “Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro:

– di esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l’indipendenza della professione”;
– di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della dignità e libertà della persona cui con costante impegno scientifico, culturale e sociale ispirerò ogni mio atto professionale”;
Ricordo inoltre che l’art. 4 del codice deontologico (Libertà e indipendenza della professione. Autonomia e responsabilità del medico) prevede che “L’esercizio professionale del medico è fondato sui principi di libertà, indipendenza, autonomia e responsabilità. Il medico ispira la propria attività professionale ai principi e alle regole della deontologia professionale senza sottostare a interessi, imposizioni o condizionamenti di qualsiasi natura”.

Parimenti l’art. 13 (Prescrizione a fini di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione) prevede che “La prescrizione a fini di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione è una diretta, specifica, esclusiva e non delegabile competenza del medico, impegna la sua autonomia e responsabilità e deve far seguito a una diagnosi circostanziata o a un fondato sospetto diagnostico. La prescrizione deve fondarsi sulle evidenze scientifiche disponibili, sull’uso ottimale delle risorse e sul rispetto dei principi di efficacia clinica, di sicurezza e di appropriatezza. Il medico tiene conto delle linee guida diagnostico-terapeutiche accreditate da fonti autorevoli e indipendenti quali raccomandazioni e ne valuta l’applicabilità al caso specifico. L’adozione di protocolli diagnostico-terapeutici o di percorsi clinico-assistenziali impegna la diretta responsabilità del medico nella verifica della tollerabilità e dell’efficacia sui soggetti coinvolti. Il medico è tenuto a un’adeguata conoscenza della natura e degli effetti dei farmaci prescritti, delle loro indicazioni, controindicazioni, interazioni e reazioni individuali prevedibili e delle modalità di impiego appropriato, efficace e sicuro dei mezzi diagnostico-terapeutici. (…) Il medico non adotta né diffonde pratiche diagnostiche o terapeutiche delle quali non è resa disponibile idonea documentazione scientifica e clinica valutabile dalla comunità professionale e dall’Autorità competente”.

Orbene: se è pur vero che l’Art. 15 (Sistemi e metodi di prevenzione, diagnosi e cura non convenzionali) prevede che “(….) Il medico non deve sottrarre la persona assistita a trattamenti scientificamente fondati e di comprovata efficacia(…)” è altrettanto vero che nel caso di specie, per come sopra evidenziato, la vaccinazione incondizionata con il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) non appare essere di comprovata efficacia e soprattutto non vi è totale garanzia di innocuità. Pertanto, ogni medico dovrebbe agire in scienza e coscienza e valutare caso per caso come procedere o cosa correttamente consigliare.

Certamente un consenso informato non potrà essere acquisito senza fornire al paziente ogni utile informazione ivi comprese le perplessità scientifiche esistenti.

Ricordo che secondo l’Art. 35 (Consenso e dissenso informato) del codice deontologico “L’acquisizione del consenso o del dissenso è un atto di specifica ed esclusiva competenza del medico, non delegabile (…)”.

D’altra parte, sempre il nostro codice deontologico, prevede all’art. 22 (Rifiuto di prestazione professionale) che “il medico può rifiutare la propria opera professionale quando vengano richieste prestazioni in contrasto con la propria coscienza o con i propri convincimenti tecnico-scientifici, a meno che il rifiuto non sia di grave e immediato nocumento per la salute della persona, fornendo comunque ogni utile informazione e chiarimento per consentire la fruizione della prestazione”.

Non mi piace vestire i panni della Cassandra inascoltata ma, egregio Presidente, credo di essere stato quanto meno lungimirante a sollevare già nei mesi scorsi i miei dubbi sull’efficacia di questa vaccinazione. E, mi creda, non mi fa neppure piacere leggere che pure l’autorevole British Medical Journal sulla base dei dati scientifici pubblicati da Pfizer e Moderna stima tra il 19 e il 29% il reale livello di efficacia dei prodotti attualmente in circolazione (Peter Doshi: Pfizer and Moderna’s “95% effective” vaccines—we need more details and the raw data – The BMJ).

Ma proprio perché ora i vaccini ci sono e le istituzioni e le case farmaceutiche – con la complicità dei media – vi hanno attribuito una valenza salvifica alimentando la speranza popolare, con le somministrazioni di massa che ruolo può e deve assumere la nostra categoria? Il disposto dell’art. 55 (informazione sanitaria) dispone che “il medico promuove e attua un’informazione sanitaria accessibile, trasparente, rigorosa e prudente, fondata sulle conoscenze scientifiche acquisite e non divulga notizie che alimentino aspettative o timori infondati o, in ogni caso, idonee a determinare un pregiudizio dell’interesse generale”. Non dobbiamo quindi diffondere aspettative infondate (il vaccino panacea di ogni male) né timori infondati (morirai se ti vaccini), ma certamente come medici abbiamo il dovere di manifestare le perplessità scientifiche esistenti ed agire solo dopo aver correttamente informato il nostro paziente.

Dobbiamo limitarci a eseguire ordini e protocolli, o abbiamo il dovere di analizzare caso per caso l’opportunità di vaccinare o meno chi ci chiede un parere?

E supponiamo che, dopo aver letto gli allegati al ‘Modulo di consenso’ che con una sintesi ruvida ma efficace ammettono che il vaccino potrebbe non funzionare (punto 6: “il vaccino potrebbe non proteggere completamente tutti coloro che lo ricevono. Infatti l’efficacia stimata dalle sperimentazioni cliniche dopo due dosi di vaccino è del 95% e potrebbe essere inferiore in persone con problemi immunitari”), che comunque non si potrà rinunciare alle precauzioni sanitarie in vigore da mesi, che ci possono essere reazioni avverse (punto 8)anche se il monitoraggio è ancora in corso e che “negli studi clinici non sono stati osservati decessi correlati alla vaccinazione” ma anche che “non è possibile al momento prevedere danni a lunga distanza” (punto 9), un paziente ci chiedesse se non sia lecito considerarsi cavie umane di un esperimento in fase iniziale… come dobbiamo comportarci? Mentire o dire la verità?

Caro Presidente, questo sfogo sorge dalla necessità di invocare una presa di posizione del nostro Ordine in favore della libertà di autodeterminazione della nostra professione. Sento e vedo in televisione nostri colleghi riferire testualmente che “per quanto riguarda il personale sanitario… mi spiace io sono molto duro, qui non si parla più di immunità di gregge, qui noi dobbiamo arrivare al 100%, chi non si vaccina deve essere fuori, non può lavorare ne sistema sanitario nazionale o in strutture accreditate dal sistema sanitario nazionale” e ancora “Quindi chi oggi viene a dire che il vaccino non è sicuro lo dice in maniera secondo me sbagliata e mette e insinua un dubbio nelle persone. È gravissimo quello che alcuni miei colleghi dicono ed è giustissimo che gli ordini dei medici piglino nei confronti di queste persone dei provvedimenti che devono essere drastici”. Egregio Presidente, mi permetto allora di chiedere: Le sembra corretto invocare la censura per chi non si allinea passivamente ma scientificamente evidenzia delle perplessità che gli stessi produttori dei vaccini ammettono? E ancora: noi medici dobbiamo osservare ordini draconiani impartiti da chi non ha un reale contatto con il paziente, senza poter avanzare perplessità a tutela di tutti?
Gentile Presidente, credo che sia giunto il momento di prendere tutti noi medici posizione a tutela della libertà di tutti gli iscritti di effettuare le loro scelte nel rispetto del giuramento fatto e nel rispetto dell’art. 22 del nostro codice deontologico.
RingraziandoLa anticipatamente per l’attenzione che vorrà riservare a queste mie riflessioni, resto a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti
Mariano Amici, medico