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Documentazione Scientifica

LA MIA BATTAGLIA HA RIGOROSE BASI SCIENTIFICHE

ECCO I DOCUMENTI CHE CONFERMANO LE MIE DICHIARAZIONI

In questi mesi la stampa del sistema mainstream, una parte della medicina e alcuni politici hanno cercato di smontare le mie affermazioni sul Covid delegittimandomi e facendomi passare per un ciarlatano o addirittura uno “stregone”. Peccato per loro che ogni mia affermazione, ogni mia critica, ogni mia accusa parta sempre da una base scientifica che deriva dai miei studi, dalla letteratura scientifica, dalla mia esperienza ma soprattutto dall’attività di ricerca che continuo incessantemente per poter essere sempre aggiornato.

E allora, proprio per garantire a voi lettori la massima trasparenza necessaria per dare valore al nostro cammino verso la verità, ecco una minima parte della documentazione scientifica che avvalora le mie affermazioni.

Vaccini

Il vaccino anti-Covid e i miei dubbi su efficacia e innocuità: ecco perché non mi fido

Come ho già sostenuto in più occasioni, in ormai quaranta anni di professione ho avuto modo di consigliare e praticare le vaccinazioni a decine di migliaia di pazienti e tutt’ora perseguo questo modus operandi ben conoscendo da medico il valore di questa pratica e l’importanza che essa ha avuto nella lotta ad alcune gravissime malattie del passato. Ovviamente in quanto professionista fedele ai dettami del giuramento di Ippocrate e in ossequio alle disposizioni del Codice di Deontologia medica, prima della somministrazione di ogni vaccino sono solito valutare il quadro clinico del paziente per escludere da subito eventuali intolleranze o reazioni allergiche che potrebbero nuocere alla sua salute e contestualmente leggo insieme a lui le indicazioni contenute nel foglietto illustrativo affinché sia pienamente consapevole degli effetti e delle possibili problematiche legate alla somministrazione. Seguo questa prassi, che adotto da sempre per ogni vaccino, anche per quelli antinfluenzali e per il vaccino anti-Covid.

Sul vaccino anti-Covid è possibile trovare materiale a conforto dei miei dubbi sull’efficacia e l’innocuità del Vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty): è sufficiente leggere la documentazione informativa messa a disposizione dalla Pfizer (consultabile anche sul sito dell’Ema che pubblica tra l’altro anche la Relazione pubblica di valutazione europea, EPAR – European Public Assessment Report qui Comirnaty, INN-COVID-19 mRNA Vaccine (nucleoside-modified) (europa.eu)), le informazioni fornite dall’Aifa (ea9099cd-c71c-d443-e447-6da60137da37.pdf (ordinemedct.it)) per accorgersi che il produttore stesso non è in grado di offrire garanzie sull’efficacia del preparato sia in termini di immunità per il paziente vaccinato che di effettivo ostacolo alla diffusione del virus e che sempre il produttore ammette di non aver potuto testare il proprio vaccino su tutta una serie di pazienti che versano in condizioni di particolare fragilità e che dunque potrebbero riscontrare problemi dopo la vaccinazione. Faccio presente che sulla scarsa efficacia di questi preparati si sono già espressi nelle scorse settimane Soumya Swaminathan, capo ricercatore dell’OMS, che partecipando ad un meeting online (qui un estratto della sua risposta: https://bit.ly/3mT7wLr) ha ammesso quanto molti scienziati dicono da mesi: “Non credo che abbiamo le prove su nessuno dei vaccini per essere sicuri che impedirà alle persone di contrarre effettivamente l’infezione e quindi di essere in grado di trasmetterla”; ma anche a più riprese Peter Doshi, professore associato di ricerca sui servizi sanitari farmaceutici presso la School of Pharmacy dell’Università del Maryland chiamato dall’autorevole British Medical Journal a ricoprire l’incarico di “associate editor” deputato al giornalismo d’inchiesta proprio a tutela della credibilità del sistema della ricerca scientifica: nei suoi testi (per esempio qui Will covid-19 vaccines save lives? Current trials aren’t designed to tell us | The BMJ e qui Peter Doshi: Pfizer and Moderna’s “95% effective” vaccines—we need more details and the raw data – The BMJ) Doshi avanza forti dubbi sulle modalità della sperimentazione, sulla reale efficacia dei vaccini contro le forme più gravi del Covid e sulla loro innocuità per le categorie più fragili della popolazione.

Lungi da me paragonare studi, articoli scientifici e pareri autorevoli alle informazioni di stampa, ma a confortarmi nella convinzione che sul vaccino anti-Covid serva cautela ci sono anche una serie di articoli usciti nelle ultime settimane che sono, certo, tutti da verificare sul piano scientifico e sanitario ma che ritengo richiedano comunque la nostra attenzione. Sui miei dubbi relativi alla loro effettiva scarsa efficacia a causa delle mutabilità del virus, vi segnalo per esempio questo articolo in cui l’Ema stessa annuncia la necessità di monitorare in modo costante la situazione  (Vaccini anti-Covid, per adeguarli alle varianti ci vorranno quattro mesi (vanityfair.it)); sulla innocuità invece a titolo esemplificativo vi segnalo questo alert circa alcune reazioni allergiche evidenziatesi in particolare nel Regno Unito e negli Usa – dove si indaga per esempio sulla morte di un medico (caso che sta facendo molto discutere Doctor’s Death After Getting the Covid-19 Vaccine Is Investigated – The New York Times (nytimes.com) ) e su altre decine di casi di gravi reazioni allergiche  (Vaccino Pfizer Covid-19: gravi reazioni allergiche negli USA | Nurse Times) tanto che anche le case farmaceutiche stanno approfondendo la situazione – ma anche in Norvegia e qui con la conferma indiretta della Pfizer (Norvegia ,23 morti ‘legate alla vaccinazione’. Pfizer: ‘su decessi dati non allarmanti’ – Mondo – ANSA) mentre in Italia iniziano a far notizie i primi casi sospetti di decessi a pazienti vaccinati (a titolo esemplificativo: Covid 19, 5 giorni dopo vaccinazione un positivo e un morto in Rsa di Fasano – La Gazzetta del Mezzogiorno). Forse è per questo che non tutti gli Stati sono così solerti ad autorizzare la distribuzione dei vaccini se non ci sono dati sufficientemente certi? E’ il caso della Svizzera che pochi giorni fa ha chiesto ulteriori accertamenti per il preparato di Astrazeneca (Svizzera non autorizza AstraZeneca, ‘dati insufficienti’ – Ultima Ora – ANSA) o del Sudafrica che ha sospeso la campagna vaccinale (qui Vaccini, il Sudafrica interrompe il lancio di AstraZeneca: «Risultati deludenti contro le varianti» (ilmessaggero.it) e qui Il vaccino AstraZeneca è praticamente inutile contro la variante sudafricana (agi.it)).

Di certo la vaccinazione è una pratica che non può essere trattata con leggerezza, né può essere demandata alle decisioni della politica: lo conferma la recente presa di posizione del Consiglio d’Europa che poche settimane fa ha espresso il proprio no all’obbligo della vaccinazione contro il Covid e all’ipotesi di un passaporto sanitario, reputando che sia invece necessario un approccio consapevole da parte del paziente (Vaccino anti Covid, Consiglio d’Europa vota no all’obbligo (nurse24.it)). Una presa di posizione, questa, che ribadisce l’importanza della figura professionale del medico (e, per quanto mi riguarda, soprattutto del medico di base): siamo noi a dover illustrare al nostro assistito le caratteristiche del vaccino (e in generale del farmaco da somministrare), ovviamente dopo aver valutato preventivamente gli effetti positivi e quelli negativi in relazione al quadro clinico e alla storia del paziente.

E a conferma di come l’atto della vaccinazione sia importante e non possa essere trattato con leggerezza dal paziente e di conseguenza neppure dai medici e dalle istituzioni, vi segnalo anche questo studio americano (qui nella versione online Informed consent disclosure to vaccine trial subjects of risk of COVID-19 vaccines worsening clinical disease – PubMed (nih.gov)) secondo cui i pazienti andrebbero informati dei rischi che corrono sottoponendosi alla vaccinazione.

Ci sono vaccini e vaccini: precauzioni d’uso vs. benefici veri o presunti

In più manifestazioni e nel corso di alcune interviste ho avuto modo di parlare della potenziale pericolosità dei vaccini (anche quelli antinfluenzali) per chi li inocula ma anche per chi frequenta queste persone e di come sarebbe necessario un periodo di quarantena di 12 settimane per la corretta maturazione anticorpale: a supporto di questa mia convinzione c’è anche uno studio scientifico che è stato presentato in ambito parlamentare durante la XVII legislatura in occasione della  IV Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito e alla somministrazione dei vaccini ai militari in partenza per missioni all’estero. Nel testo (consultabile qui             SIGNUM_finale.pdf (assis.it)) gli esperti interpellati sottolineano la necessità di svolgere esami pre-vaccinali prima della somministrazione dei vaccini, sia al fine della valutazione di immunità già acquisite, sia al fine dell’accertamento di stati di immunodepressione che sconsiglino di somministrare il vaccino in quello specifico momento” ma anche che: “Non è consigliabile effettuare le vaccinazioni pochi giorni prima della partenza delle missioni perché al momento della vaccinazione si crea uno stato fisico di immunodepressione …che paradossalmente, determina un aumento del rischio di contrarre o la stessa malattia per cui è stata fatta la vaccinazione o altra patologia, data la situazione fisica di immunosoppressione.” Anche tra i militari è segnalata la mancanza di una continuativa attività di sorveglianza e controllo post-vaccinale, anche ai fini dell’accertamento dell’avvenuta immunizzazione. L’attuale sorveglianza post-vaccinale si limita alla registrazione delle sole reazioni avverse di immediato riscontro, se dichiarate dal militare, il quale, tuttavia, potrebbe avere interesse a sottacerle in tutti i casi in cui abbia fatto richiesta di missione all’estero.  Solo con esami post-vaccinali è possibile valutare se si sono verificate a carico del militare situazioni di autoimmunità, allergia o ipersensibilità ritardata e/o iperimmunizzazione. Per converso, solo in tal modo è possibile verificare l’efficacia del farmaco con conseguente immunizzazione dell’interessato”.

È evidente come a livello di principio questo invito alla cautela rivolto per il personale militare, presumibilmente in forze e in salute quando è in servizio effettivo, sia ancora più indispensabile quando il target interessato alla vaccinazione è malato o anziano e, dunque, potenzialmente più debole.

Del resto anche il sito del Ministero della Sanità pubblica sull’argomento un invito alla cautela che appare tutt’altro che formale laddove afferma (qui FAQ – Influenza e vaccinazione antinfluenzale (salute.gov.it)“E’ necessaria una attenta valutazione per chiarire se eventi avversi (per evento avverso si intende un qualsiasi peggioramento dello stato di salute preesistente del soggetto vaccinato) che si verificano dopo una vaccinazione per l’influenza umana, siano in realtà causati dalla vaccinazione antinfluenzale eseguita o siano dovuti ad una pura coincidenza temporale”.

In quella stessa intervista, poi, faccio riferimento all’efficacia della vaccinazione antinfluenzale e agli effetti che questa provoca citando come campione di riferimento il mio bacino di pazienti, l’esperienza maturata nella attività svolta quotidianamente in studio e altre testimonianze raccolte negli anni da decine di colleghi medici di altre parti d’Italia.

E a confortarmi nella convinzione che il vaccino antinfluenzale sia scarsamente efficace c’è per esempio uno studio condotto dalle dottoresse Francesca Valent, direttore dell’Istituto di Igiene ed Epidemiologia Clinica presso l’Azienda Sanitaria Universitaria integrata di Udine, e da Tolinda Gallo, responsabile dei dipartimenti di Prevenzione malattie infettive, vaccinazioni e medicina dei viaggi e del Servizio Sorveglianza e Profilassi delle Malattie Infettive presso l’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Udine, che addirittura sulle colonne dell’Annuario dell’Istituto Superiore di Sanità del 2018 (qui il link: Influenza vaccine effectiveness in an Italian elderly population during the 2016-17 season. | Annali dell’Istituto Superiore di Sanità (iss.it)) hanno definito gli  effetti delle campagne vaccinali condotte negli anni 2016 e 2017 “modesti” a fronte talvolta di effetti collaterali su una parte degli anziani e dei bambini vaccinati.

E pur ribadendo ancora una volta l’importanza dei vaccini, devo ricordare che ci sono studi che hanno messo in correlazione le vaccinazioni con l’incremento delle malattie autoimmuni e con possibili ripercussioni sulla diffusione di alcune patologie come questa pubblicazione americana consultabile qui:  Studio del sovraccarico del sistema immunitario indotto da vaccino e della conseguente diffusione della sindrome metabolica e del diabete di tipo 1 e spiegazione dei recenti rapidi aumenti del rischio di prediabete e di altre malattie immunomediate (assis.it)

C’è una correlazione tra vaccinazione influenzale e Covid?

E’ una delle mie affermazioni più controverse, che in Italia ha sollevato molte polemiche ma che a livello internazionale è tema di dibattito senza particolari tabù e che del resto non appare così improbabile come suggerisce anche questo dossier militare che aveva accertato, tra i soldati dell’esercito americano sottoposti a vaccinazione antinfluenzale nella stagione 2017/2018, il 36% di probabilità in più di risultare positivo al Coronavirus (qui i dettagli:

Influenza Vaccine: Military Study Shows 36% Higher Odds Of Coronavirus, 2017-2018 (disabledveterans.org)). Se la comunità scientifica non ha ancora saputo trovare spiegazioni univoche sulle motivazioni per le quali il virus si è diffuso in alcuni territori più che in altri, questo studio potrebbe rappresentare uno spunto di riflessione: è un caso che il maggior numero di vittime in Italia si sia registrato in quei territori ove tradizionalmente è maggiore la quota di popolazione che si vaccina contro l’influenza?

Nel foglietto illustrativo dei vaccini è specificato chiaramente che trattasi di un Medicinale sottoposto a monitoraggio addizionale. Ciò permetterà la rapida identificazione di nuove informazioni sulla sicurezza.

Le lettere di Geert Vanden Bossche, DMV, PhD, virologo indipendente ed esperto di vaccini, già impiegato presso GAVI e The Bill & Melinda Gates Foundaton:

Tamponi

I tamponi antigenici non sono affidabili

Oltre al celebre test sui tamponi al kiwi che ho personalmente condotto in laboratorio e che è stato citato dai media di tutto il mondo, ormai ci sono molteplici fonti che confermano come sia oggettivamente difficile attribuire ai risultati ottenuti con questo strumento attendibilità e validità scientifiche.

Ed è ovviamente un tema di respiro internazionale: oltre all’alert diramato lo scorso 14 dicembre dall’Organizzazione mondiale della Sanità che in un promemoria guida (WHO Information Notice for IVD Users 2020/05) avvertiva che soglie di ciclo elevate nei test PCR avrebbero dato luogo a falsi positivi, sono da segnalare questi studi effettuati nel Regno Unito ( Coronavirus, possibile sovrastima dei casi: i test rilevano anche virus morto (adnkronos.com)) e in Portogallo (La Corte d’appello portoghese ritiene inaffidabili i test PCR per il Covid-19 – Ordine Nazionale dei Biologi (onb.it)

In Italia la conferma più autorevole ai dubbi sull’attendibilità dei tamponi genici li avvalla l’Istituto Superiore di Sanità nel rapporto ISS COVID-19 n°46/2020 del 23 maggio 2020 (consultabile qui f7ecd139-1bae-7d11-22e7-094fbd41ec44 (iss.it)): nel documento l’Ente, oltre ad evidenziare come attualmente per problemi normativi in Europa circolino almeno 78 diversi modelli di tamponi in assenza di una univoco criterio di omologazione, sottolinea che i test sono inaffidabili tra il 50% e il 91% dei casi.  Più recente uno studio del Centro Ricerche Altamedica di Roma, pubblicato anche dal sito dell’Ordine dei Medici di Latina, secondo cui il test antigenico rapido sbaglia almeno 4 volte su 10 (consultabile qui:
https://www.ordinemedicilatina.it/il-test-antigenico-rapido-sbaglia-4-volte-su-10-uno-studio-condotto-dal-centro-ricerche-altamedica-di-roma/).

Interessante anche la circolare del Ministero della Salute che, lo scorso 15 febbraio, nel fornire un aggiornamento sull’uso dei test antigenici e molecolari per la rilevazione di Sars-Cov2 ribadisce la non affidabilità dei tamponi allorquando scrive: “data la sensibilità analitica non ottimale di diversi test antigenici attualmente disponibili, è consigliabile confermare la negatività di test antigenici eseguiti su pazienti sintomatici o con un link epidemiologico con casi confermati di Covid-19. Questa necessità è rafforzata dalla possibile circolazione di varianti virali con mutazioni a carico della proteina N, che è il principale antigene target utilizzato in questo tipo di test”.  Nella stessa circolare, il Ministero ammette che attualmente in circolazione ci sono diversi tipi di tamponi e ribadisce che, ai sensi delle normative vigenti, spetta al produttore la responsabilità della marcatura CE del dispositivo e che il produttore “deve assicurare che i prodotti da immettere sul mercato comunitario rispettino i requisiti essenziali di sicurezza ed efficacia delle prestazioni” e che “sempre il fabbricante è tenuto ad eseguire le procedure per la valutazione della conformità del dispositivi secondo quanto previsto dalla normativa”: una procedura, questa, che certifica l’assenza di un organismo di controllo istituzionale che certifichi l’omologazione e l’attendibilità dei test.

Qual è però il rischio di questa situazione? Che i dati dei tamponi non possono essere considerati affidabili, perché un paziente positivo può in realtà non esserlo ma, in teoria, può valere anche il contrario. In realtà è opinione diffusa che il numero dei casi di positività al tampone sia stato sovrastimato: il problema è stato più volte evidenziato anche dalla stampa italiana, come nel caso di questa dichiarazione del dottor Giorgio Palù (oggi presidente di AIFA) che tempo fa aveva espresso le proprie perplessità sull’attendibilità dei risultati raccolti (Palù: “Così contiamo troppi falsi positivi” – IlGiornale.it) o in occasione di singoli allarmi lanciati per esempio da strutture ospedaliere locali (https://www.fanpage.it/napoli/napoli-caos-tamponi-al-cto-test-rapidi-covid-non-sono-attendibili/?ref=wha).

È anche alla luce di tutte queste informazioni raccolte nel tempo che resto convinto dell’assoluta inaffidabilità del tampone come strumento diagnostico e che dunque sia sbagliato, oltre che potenzialmente pericoloso, far dipendere da questi test le diagnosi (sia positive che negative) di Covid oltre che le procedure in materia sanitaria messe in campo per determinare l’isolamento degli individui potenzialmente contagiati e le chiusure disposte dalle autorità per cercare di arginare la diffusione del virus.

Mascherine

Le mascherine? Servono a poco… o nulla.

Come sa chi mi segue, ritengo l’utilizzo delle mascherine pressoché inutile ma sono consapevole si tratti di un tema quantomeno controverso. Alle convinzioni frutto di valutazioni personali nate dalla mia formazione, dall’esperienza di medico e da ulteriori approfondimenti condotti negli ultimi mesi, si aggiungono le valutazioni fatte all’inizio della prima ondata dell’epidemia dall’OMS che il 30 marzo 2020 qui (Should you wear a face mask? WHO officials weigh in | World Economic Forum (weforum.org)) ne aveva esclusa l’utilità salvo poi correggere parzialmente il tiro (come si legge in questo articolo di stampa della scorsa estate Da inutili a obbligatorie anche all’aperto, il cambio di rotta sulle mascherine – Il Sole 24 ORE) senza tuttavia prendere una posizione definitiva come ancora oggi è possibile leggere nelle indicazioni generali pubblicate sul sito ufficiale dove l’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea come ad oggi “non vi siano prove sufficienti a favore o contro l’uso di mascherine” (https://www.who.int/es/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/advice-for-public/q-a-coronaviruses). E se nella comunità scientifica il dibattito sull’utilità delle mascherine in ottica preventiva è ancora aperto (segnalo in particolare uno studio danese del novembre 2020 (https://www.acpjournals.org/doi/10.7326/M20-6817) secondo cui “La raccomandazione di indossare mascherine chirurgiche per integrare altre misure di salute pubblica non ha ridotto il tasso di infezione da SARS-CoV-2 tra i portatori di oltre il 50% in una comunità con tassi di infezione modesti, un certo grado di distanziamento sociale e un uso generale raro di maschere. I dati erano compatibili con gradi minori di autoprotezione”), c’è chi ha già accertato effetti negativi per l’utilizzo prolungato della mascherina: lo dice questo studio del dottor Baruch Vainshelboim del Rabin Medical Center che potete consultare qui (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0306987720333028).

Infine con riferimento all’utilità delle mascherine e alla posizione dell’OMS, aggiungo che uno studio cinese su oltre 75mila pazienti citato tra le fonti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (ecco il link who-china-joint-mission-on-covid-19-final-report.pdf ) esclude la possibilità di trasmissione del Covid tramite Aerosol. In particolare, lo studio afferma che “La diffusione nell’aria non è stata segnalata per COVID-19 e non lo è ritenuto uno dei principali fattori di trasmissione sulla base delle prove disponibili; tuttavia, può essere previsto se determinate procedure generatrici di aerosol sono condotte nelle strutture sanitarie. La diffusione fecale è stata dimostrata da alcuni pazienti e il virus vitale è stato identificato in un numero limitato di casi. La via fecale-orale non sembrano essere un driver della trasmissione COVID-19; il suo ruolo e significato per COVID-19 resta da stabilire. La diffusione virale è discussa nei risultati tecnici (allegato C)”

Asintomatici

I soggetti asintomatici non sono contagiosi

Altro tema controverso, la pericolosità dei soggetti cosiddetti “asintomatici”: sulla base delle mie conoscenze scientifiche e dell’esperienza maturata negli anni, ho sempre dichiarato che questi individui sono a mio parere scarsamente o per nulla contagiosi e a riguardo vi segnalo questo studio (A study on infectivity of asymptomatic SARS-CoV-2 carriers – PubMed (nih.gov)) condotto da un pool di ricercatori cinesi secondo cui l’infettività di alcuni portatori asintomatici Sars Cov-2 potrebbe essere debole anche dopo diversi giorni di frequentazione con gli altri componenti di un medesimo nucleo familiare.

Il Covid? Non è la peste: si può curare, senza vittime e senza ricorrere agli ospedali

Tra le tante affermazioni che hanno sollevato polemiche c’è la mia convinzione che il Covid non sia la peste. Questo non vuol dire negarlo ma vuol dire che non bisogna drammatizzare la situazione: in base alle mie conoscenze e all’esperienza maturata nell’ultimo anno sul campo ritengo infatti si tratti di un’infezione probabilmente più aggressiva di una severa influenza ma che può essere affrontata e curata intervenendo in modo tempestivo sin dai primi sintomi con terapie su misura per il paziente (argomento di cui parlo diffusamente in altra parte del questionario) e al suo domicilio evitando il ricovero ospedaliero. Già lo scorso 5 ottobre Mike Ryan, il massimo esperto di emergenze per le Oms, rivedendo le stime dei contagiati nel mondo e i criteri di computo aveva anche rivisto il tasso medio di letalità allo 0,14% contro lo 0.10% dell’influenza (e per esempio il 30% del vaiolo e il 90% dell’Ebola. Se oggi in Italia è ancora difficile avere piena contezza del reale bilancio delle vittime (come sapete sulle modalità di rendicontazione dei decessi di soggetti positivi al Covid si discute da tempo e a titolo esemplificativo allego questo lancio di agenzia di stampa dello scorso autunno Covid, Bassetti: “Italia ha sbagliato conteggio morti” (adnkronos.com)), all’estero verifiche più approfondite in alcuni Stati hanno già accertato che l’epidemia attuale sarebbe meno letale di una normale ondata influenzale (https://www.lastampa.it/esteri/2020/05/04/news/test-sul-sangue-effettuati-in-giappone-rivela-la-mortalita-da-coronavirus-e-di-gran-lunga-inferiore-all-influenza-1.38801430).

Infine torno sul tema pericolosità dei vaccini perché noto che nelle premesse al presente questionario, codesto Ordine ha citato anche alcune frasi estrapolate da un fuori onda del servizio che la trasmissione “Piazza Pulita” ha realizzato per screditare il mio operato: posto che trovo scorretto l’operato del giornalista e dell’emittente e fuorviante estrapolare da un discorso e da un contesto specifico poche frasi ad effetto, desidero respingere ancora una volta ogni tentativo di dipingermi come un medico “no-vax”, poiché – come ho già avuto modo di ripetere – ho sempre consigliato e praticato vaccinazioni. Ma con riferimento alla neurotossicità di alcuni vaccini mi preme ricordare che il dibattito nell’ambito accademico e scientifico è ancora aperto e che ci sono studi come questo (Aluminum in the central nervous system (CNS): toxicity in humans and animals, vaccine adjuvants, and autoimmunity – PubMed (nih.gov)) secondo cui – tra l’altro – l’alluminio contenuto in alcuni preparati ha impatti negativi sul sistema nervoso degli adulti portando talvolta a deficit neurologici apparentemente legati all’età simili.

Le vittime del Covid sono state “uccise” dai protocolli ministeriali?

“Li hanno uccisi… questi sono assassini”. Questa frase compare spesso nei servizi giornalistici che i media nazionali mi hanno dedicato in questi mesi,: è stata estrapolata da un mio comizio ma in realtà è una sintesi brutale che non può essere estraniata dal discorso e dal contesto in cui è stata pronunciata. Lo dico subito: certi epiteti non vanno intesi specificamente contro la categoria medica o ancora di più contro i singoli professionisti ma – come dicevo nel mio intervento in piazza – contro coloro che si limitano ad applicare in modo indistinto i protocolli imposti ma non ancora adeguatamente verificati stante l’eccezionalità dell’attuale emergenza. La cronaca ha infatti evidenziato numerose criticità dei protocolli inizialmente utilizzati ed ancora oggi i protocolli anti Covid sono in corso di continuo aggiornamento e perfezionamento. In questa situazione di parziale incertezza molti medici, come il sottoscritto, si ostinano a valutare caso per caso e sulla base del quadro clinico del paziente le più opportune e sicure modalità terapeutiche. Faccio presente che durante questi interventi sono solito raccontare la mia esperienza positiva di medico di base ad Ardea (dove, come ho già ripetuto più volte, negli ultimi mesi a fronte di un bacino di oltre 6mila pazienti né io né i miei colleghi dello studio medico abbiano registrato ricoveri in  ospedale o vittime, curando i pazienti direttamente a domicilio e con terapie personalizzate) e che i dubbi sull’efficacia dei protocolli anticovid predisposti dal Ministero della Salute sono condivisi da molti medici che in varie parti d’Italia stanno curando i propri assistiti con terapie a base di farmaci. E faccio altresì presente che anche la magistratura italiana sta indagando per far luce sulle cause di cosi tanti decessi e in varie parti d’Italia: per esempio qui (A Milano sono già centinaia le inchieste sui morti per Covid – Il Secolo XIX) ma anche qui (Muore di covid a 41 anni: 18 medici indagati. Avrebbe atteso diverse ore al Pronto soccorso | L’HuffPost (huffingtonpost.it)), qui (Inchiesta a Bergamo sui morti Covid, scontro tra procura e Oms sull’immunità dei funzionari – la Repubblica), qui (https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/liguria/covid-nuovi-indagati-per-i-morti-nellersadi-genova_28524944-202102k.shtml). Le mie rimostranze sono proprio contro chi, dall’alto, prevede l’obbligatorietà di protocolli ancora non pienamente testati e verificati che i medici poi sono costretti ad osservare per non incorrere in responsabilità professionali. Questi “sono assassini”, in senso figurato, non era certo rivolto ai colleghi medici, ma si riferisce ad un sistema che ha costretto validi colleghi medici ad applicare protocolli a pazienti con tampone positivo a prescindere dal quadro clinico riferibile effettivamente al Covid. E non vi nascondo che mi ha colpito ascoltare in una intervista, pochi giorni fa, l’ex direttore sanitario dell’ospedale di Alzano, Giuseppe Marzulli, ammettere il disagio dei medici in prima linea costretti ad applicare protocolli imposti dall’alto pur nella consapevolezza che fossero sbagliati (qui: Epidemia? Colpa (anche) dell’Oms e del ministero della Salute – Startmag ).

Colgo l’occasione per sottolineare che il mio approccio è coerente con l’operato della magistratura italiana che sta indagando anche sulla base delle segnalazioni delle famiglie dei pazienti deceduti: come si può evincere da questi link (per esempio qui La Procura di Bergamo indaga per omicidio colposo sugli esposti dei parenti (agi.it) e qui È partita la valanga di denunce del Comitato dei parenti dei morti per Covid (agi.it) ) le inchieste per omicidio colposo sono al momento a carico di ignoti e non intendono mettere sotto accusa i medici, bensì accertare eventuali errori nell’intera catena di gestione delle procedure sanitarie e sono diffuse da nord a sud (qui una selezione di alcune indagini in corso:

Umbria TV – Medico morto di Covid. Procura: “Omicidio colposo”

Napoli, morto per Coronavirus. Indagati 10 medici per omicidio colposo – Evolvo Group

Trattato come sospetto Covid muore, indagati 6 medici – Calabria – ANSA.it

Morti Rsa, “Omicidio colposo”, indagati 4 direttori di strutture (nursetimes.org)

Coronavirus, 34 morti in una Rsa durante la prima ondata: 5 indagati a Messina. C’è anche l’ex commissario Covid – Il Fatto Quotidiano ).

E segnalo che una conferma a queste terribili ipotesi arriva anche dalle indicazioni emerse dalle autopsie che alcuni medici hanno deciso di condurre sulle persone decedute durante la prima fase dell’epidemia: come emerge dagli articoli e dalle interviste, gli esami autoptici hanno permesso di evidenziare gli errori compiuti applicando in modo acritico i protocolli ministeriali  (come si legge qui Le autopsie (che il Ministero non voleva) rivelano la causa di morte dei pazienti con coronavirus (fanpage.it) oppure qui Coronavirus, il ministero bloccò le autopsie durante l’emergenza. Oggi parla un medico: «Così abbiamo scoperto come uccide il covid» (leggo.it))  ma anche di individuare modalità terapeutiche alternative e decisamente più efficaci come conferma anche la mia esperienza di medico sul mio bacino di assistiti (qui una intervista Coronavirus, “così è stato disinnescato”. Dalle autopsie la strada per la cura – Cronaca (quotidiano.net)).