Ho ripubblicato su Telegram i consigli da me impartiti, a partire dal Marzo 2020, per contenere la PANDEMIA che hanno dato risultati eclatanti su migliaia di pazienti

CONTINUIAMO A FAR MATURARE LE COSCIENZE.

Ho ripubblicato su Telegram i consigli da me impartiti, a partire dal Marzo 2020, per contenere la PANDEMIA che hanno dato risultati eclatanti su migliaia di pazienti.

https://t.me/marianoamici

CONTINUIAMO A FAR MATURARE LE COSCIENZE.

Sono orgoglioso di prendere atto che i consigli da me impartiti a partire dal Marzo 2020, per contenere la PANDEMIA, hanno dato risultati clamorosi su migliaia di pazienti.

Non potendovi, al momento, seguire in maniera personalizzata, poiche’ sono stato sospeso dall’Ordine per non essermi vaccinato, ripubblico quanto da me, gia’ da allora, consigliato poiche’ tali suggerimenti si stanno rivelando oggi ancora piu’ efficaci.

“CONSIGLI UTILI per le MALATTIE VIRALI dell’albero respiratorio COVID compresa.

Stare tranquilli poiche’ il panico aggrava la malattia!
State a casa a riposo ed evitate di uscire a prendere freddo o respirare aria fredda.
In caso di febbre NON dovete abbassarla se non supera i 39,5 nel qual caso la riportate intorno ai 38,5 semplicemente con bagnoli di acqua fredda.
NON dovete stare a letto durante il giorno.
Molte bevande calde con limone e minestre calde nutrienti possibilmente con uovo e parmigiano.
Evitare ogni tipo di carboidrati soprattutto se affetti da diabete ed in questo caso rimodulare il dosaggio dei farmaci ipoglicemizzanti.

SOLO la sera dopo cena prendete una Nimesulide o una Aspirina C oppure una Brufen 600; se trattasi di bambini usate Nurofen in base al peso.
In caso di tosse persistente o con catarro giallo o verde usate un antibiotico tipo Zitromax 500 oppure Cefixoral 400, una compressa al giorno per 5 giorni, o Augmentin mattina e sera per 6 giorni ed un mucolitico tipo Fluibron o Fluimucil oppure Bisolvon dopo colazione e cena.

Ardea 01-03-2020

Mariano Amici, medico”

Ciò che dico da mesi sulla base della mia esperienza clinica è avvalorato anche da studi scientifici

CONTINUIAMO A FAR MATURARE LE COSCIENZE.

Ciò che dico da mesi sulla base della mia esperienza clinica è avvalorato anche da studi scientifici.

Leggete l’articolo e fate le vostre deduzioni.

“Il governo del Regno Unito ammette che i vaccini hanno danneggiato il sistema immunitario naturale dei “vaccinati” con 2 dosi.

Una volta ricevuta la doppia dose di “vaccino” anticovid, non si sarebbe mai più in grado di acquisire una piena immunità naturale contro le varianti di Covid, e forse anche di qualsiasi virus.

Nel suo “rapporto di sorveglianza del vaccino COVID-19” della 42° settimana del 2021, l’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito ammette (a pagina 23) che “i livelli di anticorpi N sembrano essere più bassi nelle persone che acquisiscono l’infezione dopo due dosi di vaccinazione”. Prosegue spiegando che questo calo di anticorpi è praticamente permanente.

Cosa significa questo?

Sappiamo che i vaccini non fermano l’infezione o la trasmissione del virus (infatti, il rapporto mostra altrove che gli adulti vaccinati sono ora infettati a tassi molto più alti dei non vaccinati).

Ora si sta scoprendo che il vaccino interferisce con la capacità innata del corpo, a seguito dell’infezione, di produrre anticorpi contro non solo la proteina spike ma anche contro altri pezzi del virus. In particolare, le persone vaccinate non sembrano produrre anticorpi contro la proteina nucleocapside, cioè il “guscio” del virus, cosa che nelle persone non “vaccinate” contro il covid costituisce una parte cruciale della risposta dell’infezione.

A lungo termine, le persone che prendono il vaccino saranno molto più vulnerabili a qualsiasi mutazione nella proteina spike che potrebbe avere luogo, anche se tali persone sono già state infettate e guarite una o più volte.

I non vaccinati, nel frattempo, si procureranno un’immunità duratura (se non permanente) a tutti i ceppi del presunto virus dopo esserne stati infettati naturalmente anche solo una volta.”

https://assets.publishing.service.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/1027511/Vaccine-surveillance-report-week-42.pdf

Fino al 15 giugno 2022 l’Ordine dei Medici mi ha sospeso: non potrò più esercitare la professione

CONTINUIAMO A FAR MATURARE LE COSCIENZE.

Non essendomi vaccinato l’Ordine dei Medici mi ha sospeso dall’esercizio della professione fino al 15/06/2022 e pertanto fino a detta data, mio malgrado, non potrò più esercitare la professione.

Oggi, a seguito della recente disposizione del mio Ordine Professionale, non posso più ricevere telefonate riguardanti la mia attività di medico né purtroppo curare.

Vi invito, pertanto, a rivolgervi ai Vostri medici presenti sul territorio che potranno intervenire prontamente con i migliori consigli e con le prescrizioni necessarie.

Non mi arrendo e continuerò a far maturare le coscienze ma ciò dovrò farlo da privato cittadino e non più da medico, almeno fino al 15/06/2022.

Ardea 1-1-2022

ZERO ricoveri e ZERO decessi ma sono stato SOSPESO per non essermi vaccinato

CONTINUIAMO A FAR MATURARE LE COSCIENZE.

Dal 1-1-2022 parte l’efficacia della mia sospensione dall’attività professionale inoltratami dall’Ordine dei Medici e ciò fino al 15-6-2022.

Ho curato MIGLIAIA di persone tampone positivo anche con sole consulenze telefoniche GRATUITE. Non ho dovuto MAI ricoverare alcun paziente e NON ho avuto alcun decesso eppure sono stato SOSPESO per non essermi vaccinato!

Continuo a ricevere NUMEROSISSIME richieste di aiuto da parte di pazienti che si rivolgono a me poiché i loro medici curanti non rispondono al telefono, non visitano a domicilio e non ricevono i pazienti a studio se non tampone negativi.

Vi sembra normale che chi ha curato con successo a domicilio viene SOSPESO dall’attività e dallo stipendio e chi, con la scusa del tampone non visita e non cura, limitandosi ad inviare i pazienti all’USCA o all’ospedale, viene pagato ed eventualmente anche premiato?

Mariano Amici, medico

AUGURO che il NUOVO ANNO possa portare a tutti i cittadini MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA

CONTINUIAMO A FAR MATURARE LE COSCIENZE.

Il 22 Dicembre Draghi ha annunciato, durante l’esposizione delle misure anti Covid, che nell’ambito dei decessi 3/4 erano non vaccinati ed 1/4 vaccinati. I dati ufficiali hanno SMENTITO questa affermazione rivelando che è esattamente il contrario, cioè che i decessi per Covid sono per 3/4 rappresentati da vaccinati e 1/4 da non vaccinati!

Malgrado ciò il Governo il 30 Dicembre ha varato nuove misure anti Covid che prevedono ulteriori restrizioni a partire dal 10 Gennaio, stabilendo la vaccinazione anche per poter usufruire dei mezzi di trasporto e di altri servizi!

AUGURO che il NUOVO ANNO possa portare a tutti i cittadini MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA riguardo a tutte queste ASSURDE MISURE, varate senza alcun fondamento scientifico, che NON HANNO ALCUN EFFETTO PREVENTIVO per la salute ma di contro STANNO DISTRUGGENDO L’ECONOMIA NAZIONALE.

Mariano Amici, medico

Presto pubblicherò un libro molto interessante ed istruttivo dal titolo: “Covid: verità e libertà negate”

Presto pubblicherò un libro molto interessante ed istruttivo dal titolo:

Covid: verità e libertà negate

Vi anticipo la PREMESSA

“Dottore, ma chi te lo fa fare?”

Me lo sento ripetere ormai ogni giorno: dagli amici e dai pazienti che incontro ad Ardea e in quel territorio dove vivo e lavoro da anni; dai tanti sconosciuti che mi chiedono una stretta di mano nelle piazze delle manifestazioni cui partecipo in giro per l’Italia e, ovviamente, dalla mia famiglia che da quasi due anni vive neppure troppo indirettamente le conseguenze di questa dolorosa battaglia per la verità scientifica.

“Chi te lo fa fare?”, mi ha chiesto con gli occhi interroganti e sorriso complice sotto la mascherina anche l’agente in divisa che, l’altro giorno, tentava di respingere le incursioni sempre più aggressive e maleducate di una delle tante troupe televisive che, da mesi ormai, mi pedinano ad ogni evento pubblico o direttamente sotto il mio studio medico nella speranza di cogliere un passo falso, una dichiarazione dal sén fuggita o un qualunque atteggiamento che possa giustificare l’ennesima gogna mediatica per delegittimare la mia persona e le mie idee.

Ebbene, anch’io qualche volta me lo chiedo ma ormai da tempo ho comunque rinunciato a cercare la risposta. In fin dei conti ho sempre anteposto l’interesse del prossimo (fossero i miei pazienti o, come in questo caso, la collettività) al mio tornaconto personale e credo che tutto dipenda da come ho subito interpretato l’adesione, ormai tanti anni fa, al Giuramento di Ippocrate che, come sapete, dovrebbe essere la pietra fondante dell’esercizio della professione medica: questo testo, scritto nell’antica Grecia da colui che è considerato il padre della medicina scientifica, non è mai stato per me soltanto una suggestiva enunciazione di principi teorici da declamare quando si è novelli medici ma un vero caposaldo etico e morale per chiunque consideri la medicina come una missione preziosa al servizio del prossimo.

Sarà che io ancora mi ritengo una persona fortunata, dopo oltre 40 anni di servizio, a poter fare quello che ho sempre voluto: il medico in mezzo alla gente. Non era affatto scontato per me, figlio in una famiglia di umili contadini che ha fatto immensi sacrifici per garantirmi la possibilità di studiare, riuscire a realizzare le mie aspirazioni di bambino e per questo non mi sono mai risparmiato: dopo la laurea in medicina e chirurgia conseguita ad appena 26 anni con 110 e lode, ho subito continuato ad approfondire gli studi conseguendo specializzazioni e master (scuola di sanità militare, chirurgia dell’apparato digerente, chirurgia d’urgenza e pronto soccorso, criochirurgia) alternando allo studio, le ore di servizio in corsia per imparare la professione sul campo, al fianco di docenti e professori affermati. Era come se, dentro di me, sentissi di non aver tempo da perdere: dopo aver fatto l’ufficiale medico nell’esercito, ho intrapreso la professione in ambito universitario e ospedaliero – tra cui 15 anni di pronto soccorso e chirurgia d’urgenza – ma al contempo anche quella di “dottore della mutua”, come si diceva all’epoca.
Per me è stato un periodo molto stimolante, sempre di corsa (ho trovato pure il tempo di coltivare la passione per la politica facendo per 13 anni – e quattro elezioni – il sindaco di Ardea), sicuramente molto faticoso ma, comunque, davvero soddisfacente perché ero felice e orgoglioso di poter aiutare il prossimo. Ed è il motivo per il quale, a un certo punto, ho preso una decisione drastica ma inevitabile: mentre la mia carriera in ambito universitario e ospedaliero stava iniziando a decollare, con inevitabili benefici sul piano economico e del prestigio sociale, mi rendevo conto che solo attraverso il contatto diretto e costante con i pazienti potevo assolvere davvero alla mia piccola, grande missione di impegno sociale.

Fu allora che decisi di dedicarmi esclusivamente alla medicina del territorio e di interpretarla in maniera totalizzante: andando a visitare i pazienti a casa e rispondendo alle loro telefonate ad ogni ora del giorno e della notte; cercando di approfondirne il più possibile la conoscenza per poter disporre anche di una adeguata anamnesi familiare che spesso è indispensabile per una corretta diagnosi; imparando ad ascoltare le loro parole e le loro emozioni, tanto quanto i sintomi del loro corpo. Per quarant’anni ho sempre fatto così, confortato dalle competenze acquisite e dall’esperienza maturata sul campo, ben consapevole che per fare il medico non basti prescrivere medicine e altrettanto convinto che non sia giusto arricchirsi sulla salute del prossimo. E ho continuato a svolgere in questo modo la professione medica anche durante la fase più drammatica della pandemia: anch’io, all’inizio, ero rimasto un po’ disorientato di fronte ad un virus che veniva descritto dalle autorità sanitarie e dai media come altamente letale e sconosciuto ma quando ho iniziato a trovarmelo davanti nella pratica clinica, curando cioè i miei assistiti, mi sono reso conto che era decisamente abbordabile e se ci si sforzava di fare i medici, anziché i burocrati chiamati a rispettare i rigidi protocolli ministeriali.

Ma possibile che il Covid, descritto alla stregua di una peste letale, poteva essere curato tranquillamente a casa, senza terrore, senza ricorrere al ricovero ospedaliero e a terapie costose – e per giunta molto invasive – ma semplicemente attingendo alle conoscenze di un umile medico del territorio? E perchè, nonostante le procedure d’emergenza e la mobilitazione dell’intero apparato sanitario, la gente continuava a morire? E come mai, nonostante mi sia preoccupato di segnalare alle autorità sanitarie l’esito delle mie attività mediche, nessuno sembrava interessato ad ascoltarmi? E’ stato allora che ho sentito il bisogno di gridare (letteralmente) al mondo quello che avevo scoperto e confermato nella pratica quotidiana, guarendo dal Covid i miei assistiti senza ricoveri né decessi: ho iniziato a parlare nelle piazze, inizialmente davanti a poche decine di persone e oggi al cospetto di folle oceaniche, poi sono arrivate le prime interviste in internet, i post sui social e sul mio sito, le ospitate sulle emittenti televisive locali e infine, dopo il provocatorio esperimento del tampone al kiwi, gli inviti ai talk-show delle tv nazionali. Mi ero illuso di poter finalmente raccontare la mia esperienza davanti a chi avrebbe potuto prenderne atto e magari ricavare ispirazione per correggere approcci terapeutici che, nel frattempo, si stavano rivelando assolutamente inadeguati… E invece no: quando la stampa nazionale (ovvero i grandi giornali e le grandi emittenti televisive) mi hanno concesso il diritto di parola è sempre stato soltanto per attaccarmi, per prendersi gioco della mia persona e del mio operato, mai per consentirmi di argomentare le mie tesi e respingere le accuse.

Dalle prime interviste a “Piazza Pulita”, a “Non è l’Arena” o a “Porta a Porta” sono passati diversi mesi e, ormai, anche molti medici che in quei talk show mi davano impunemente del ciarlatano oggi sostengono in tv quanto io ripeto da sempre. Per forza! E’ l’andamento stesso della pandemia che ha progressivamente confermato tutte le affermazioni che a suo tempo avevo previsto obbligando i miei detrattori a rivedere le proprie posizioni. Ma mentre in questo lasso di tempo la mia credibilità è cresciuta esponenzialmente agli occhi dell’opinione pubblica con decine di migliaia di persone che ogni giorno seguono i miei post sui social o partecipano agli eventi ai quali aderisco, per i giornalisti dei media mainstream io resto sempre uno “stregone”, come una volta ebbe a definirmi da Corrado Formigli il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri senza mai riuscire, tuttavia, a confutare sul piano scientifico le mie affermazioni.

E allora, eccoci al motivo per cui ho deciso di scrivere questo libro: permettere a tutti voi, lettori, di accedere direttamente alle fonti scientifiche che mi hanno sempre ispirato o che hanno di volta in volta confermato le mie intuizioni di medico. Nessuna stregoneria, nessun negazionismo, ma solo solide basi scientifiche e un costante lavoro di ricerca di tutti gli studi più recenti che stanno progressivamente confermando che il Covid si può guarire perché non è affatto la peste del secolo ma, purtroppo, anche che i vaccini così tanto osannati non sono affatto efficaci e purtroppo neppure innocui. Questa è la verità che la storia ormai sta di giorno in giorno confermando, sempre nel silenzio omertoso dei presunti “scienziati” che affollano gli studi televisivi con la complicità omertosa dei giornalisti che li invitano: io che prima di tutti ho cercato di rompere il muro della narrazione mainstream, sono stato prima aggredito verbalmente e poi perseguitato da quelle stesse istituzioni che ho sempre servito in 40 anni di professione con impegno, passione civica e onestà.

E allora, di nuovo, perché lo faccio? Perchè sono convinto che sia giusto nei confronti di questo Paese e dei suoi cittadini. E perché ritengo che a chiedermelo sia lo stesso Giuramento di Ippocrate che, certo, invita noi medici a curare secondo scienza e coscienza i nostri pazienti ma soprattutto a non far loro del male (in latino: primum non nocere): e un paziente informato è un paziente consapevole e libero di scegliere da che parte stare.

Mariano Amici, medico

Riflessioni sulla mancanza di autopsie

Iniziamo analizzando dei brani tratti da: “Procedura per l’esecuzione di riscontri diagnostici in pazienti deceduti con infezione da Sars-Cov-2” redatto dal gruppo di lavoro ISS Cause di morte Covid-19, datato 15 giugno 2021 e allegato al rapporto ISS Covid n. 13/2021. Ve ne riporto alcune citazioni testuali, sulle quali vi invito a riflettere.

«Il rapporto presenta indicazioni per l’esecuzione di riscontri diagnostici in pazienti deceduti con infezione da SARS-CoV-2. Nei casi di decessi positive per infezione da SARS-CoV-2 il riscontro diagnostico ha un ruolo confermatorio di un quadro di laboratorio e di imaging e può contribuire alla diagnosi e a spiegare i meccanismi della malattia.»

Qui dice che il riscontro diagnostico, cioè l’autopsia, serve per confermare che il deceduto positivo al Covid fosse effettivamente malato di Covid e che può contribuire alla diagnosi, il che significa che la diagnosi non è certa, e a spiegare i meccanismi della malattia, il che significa che tali meccanismi non ci sono ancora del tutto chiari.

«L’Istituto Superiore di Sanità – (…) – ritiene fondamentale l’apporto che può essere dato allo studio della malattia dall’esecuzione del riscontro diagnostico.» Questo è un concetto semplice: le autopsie e gli esami che si eseguono dai campioni prelevati nel corso delle autopsie sono di importanza fondamentale per conoscere la malattia.

Adesso andiamo a vedere cosa diceva la circolare del Ministero della Salute protocollo 11285 del 01 aprile 2020 al paragrafo C:
«1. Per l’intero periodo della fase emergenziale non si dovrebbe procedere all’esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici nei casi conclamati di COVID-19, sia se deceduti in corso di ricovero presso un reparto ospedaliero sia se deceduti presso il proprio domicilio.

2. L’Autorità Giudiziaria potrà valutare, nella propria autonomia, la possibilità di limitare l’accertamento alla sola ispezione esterna del cadavere in tutti i casi in cui l’autopsia non sia strettamente necessaria. Analogamente le Direzioni sanitarie di ciascuna regione daranno indicazioni finalizzate a limitare l’esecuzione dei riscontri diagnostici ai soli casi volti alla diagnosi di causa del decesso, limitando allo stretto necessario quelli da eseguire per motivi di studio e approfondimento.

3. In caso di esecuzione di esame autoptico o riscontro diagnostico, oltre ad una attenta valutazione preventiva dei rischi e dei vantaggi connessi a tale procedura, devono essere adottate tutte le precauzioni seguite durante l’assistenza del malato.»
Fate attenzione alla frase “non si dovrebbe procedere all’esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici” e ricordatevi che eravamo davanti ad una malattia sconosciuta. Esami autoptici e diagnostici sono fondamentali per capire e curare una patologia nuova. Il “non si dovrebbe” non ha alcun fondamento clinico e scientifico e questo sconsigliare ed invitare a limitare il più possibile era esteso anche all’Autorità Giudiziaria. Che l’esame autoptico e gli accertamenti diagnostici vadano fatti in condizioni di sicurezza per il personale sanitario è semplicemente OVVIO, ma in Italia le strutture con standard di sicurezza BSL3 non sono assenti.

Torniamo al documento “Procedura per l’esecuzione di riscontri diagnostici in pazienti deceduti con infezione da Sars-Cov-2”. Nell’introduzione si evidenzia come una serie di aspetti della malattia siano stati scoperti effettuando esami istologici su prelievi bioptici ottenuti da fegato, polmoni e cuore. E quindi troviamo in rosso questo testo:

«Si ritiene pertanto che nella infezione da SARS-CoV-2 l’esame istologico abbia un ruolo confermatorio di un quadro di laboratorio e di imaging, possa contribuire alla diagnosi e a spiegare i meccanismi patogenetici causa della morte del paziente.»
Poco dopo inizia la “preoccupazione” che questi esami diventino molti:

«A tal proposito è opportuno riferirsi alle linee guida emanate dai Centers for Disease Control and prevention (CDC) statunitensi (CDC, 2020), che prevedono l’esecuzione del riscontro diagnostico tenendo in considerazione i seguenti fattori: motivi medico-legali, necessità epidemiologiche, disponibilità di opportuna sala settoria e di personale esperto, volontà dei familiari e clima culturale del territorio.

In ogni caso si chiede di limitare al massimo il riscontro diagnostico nei soggetti sospetti di aver contratto l’infezione da SARS-CoV-2.»

https://www.iss.it/documents/20126/0/Rapporto+ISS+COVID-19+13_2021.pdf/53c7fd21-eff6-58b5-f1cd-991e94e51d25?t=1623833042166

https://olympus.uniurb.it/index.php?option=com_content&view=article&id=22118:sal11285_2020&catid=6&Itemid=137

Perché vi ho invitato a riflettere su questa documentazione? Perché ancora oggi si percepisce un certo freno nell’eseguire autopsie. Il motivo?

Torniamo indietro alla prima fase, quando erano sconsigliate. Non voglio essere io a parlare, ma lascio che lo facciano i medici legali di una serie di università italiane, che hanno pubblicato il 12 marzo del 2020 su “Journal of clinical medicine” un articolo scientifico dal titolo “No Autopsies on COVID-19 Deaths: A Missed Opportunity and the Lockdown of Science” che tradotto significa: “Assenza di autopsie sui deceduti per Covid-19: un’occasione mancata e il lockdown della scienza”. Gli autori hanno esaminato 9709 pubblicazioni scientifiche, che esaminavano 12.954 pazienti di cui 2.269 deceduti. In tutti i casi l’infezione da Covid-19 è stata confermata da esami di laboratorio. Solo 46 studi riportavano in modo completo le comorbità. Solamente 7 studi riportavano indagini istologiche eseguite su campioni provenienti da autopsie. Hanno trovato in tutto la documentazione di due autopsie complete e solo una delle due si concludeva attribuendo al Covid-19 la causa del decesso. La mancanza di autopsie ha impedito di determinare la causa esatta della morte e l’andamento preciso del Covid-19. Un passaggio importante: «La perdita di potenziali informazioni chiave sui reali meccanismi alla base della morte a causa delle infezioni da COVID-19 non consente una valutazione reale della mortalità da COVID-19, che potrebbe addirittura essere sopravvalutata dato che la causa precisa della morte rimane sfuggente.»

E ancora: «Come possiamo stimare la reale mortalità specifica per causa, incluso il tasso di mortalità, associata a COVID-19 quando la causa della morte non è presente negli studi? Come possiamo identificare le cure aggiuntive richieste per specifiche categorie di pazienti se mancano ancora informazioni sulla vera causa della morte?

Tali questioni irrisolte devono essere affrontate al momento e dovrebbero rappresentare uno degli obiettivi della comunità scientifica.»

Ve lo chiarisco meglio. Poiché l’unico modo certo per verificare la causa di un decesso è l’autopsia accurata, non effettuare autopsie accurate e cercare di sconsigliarle ha determinato e continua a determinare (volutamente?) l’impossibilità oggettiva di stimare il vero tasso di mortalità associato al Covid-19.

Mariano Amici, medico

https://www.mdpi.com/2077-0383/9/5/1472
https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2020/05/22/coronavirus-medici-legali-grave-errore-non-fare-autopsie_e77f7347-1dfe-4eb0-b84c-7a1a548231b5.html

Rispondo a Luca Telese, titolo di studio ignoto, per quanto affermato a “NON È L’ARENA” su LA7

I dati che Telese mi sfida a contestare sono quelli che l’ISS ammonisce a non considerare come indicatori dell’efficacia della vaccinazione ma solo a titolo descrittivo. Attendo le sue scuse.

Nel corso della trasmissione “Non è l’arena” del 27 ottobre, il giornalista Luca Telese, di cui è ignoto il titolo di studio, dopo avermi pesantemente insultato, rispettando quello che in tutta evidenza era il ruolo assegnatogli dal copione, ha messo in piedi un patetico tentativo di travisare le mie affermazioni.
Mi ha attaccato per ciò che non ho mai dichiarato, nello specifico aver sostenuto che solo il 2,9% dei 131.688 decessi sono attribuibili al Covid in base ai dati ISS. Le mie esatte affermazioni sono state pubblicate il 22 ottobre qui: https://www.marianoamici.com/riflessioni-sui-decessi-con-covid19/ e chiunque sia in grado di leggere e scrivere può verificare che non sono caduto nella trappola mediatica di attribuire all’ISS deduzioni che non gli appartengono.

Poi mi ha sfidato ad accettare o contestare “il rapporto di oggi dell’ISS che dice che hanno esaminato 38000 persone vittime del Covid e di queste 34000 risultano non vaccinate 1440 vaccinate”.
Luca Telese stava citando il punto 6 dello stesso bollettino relativo alle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all’infezione da Sars-Cov-2 ( che potete trovare qui: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/bollettino/Report-COVID-2019_5_ottobre_2021.pdf) in cui siamo stati informati che dall’analisi di 7.910 cartelle cliniche di deceduti positivi al Covid-19, solo 230 pazienti (il 2,9%) risultava non affetto da patologie preesistenti. In questo punto 6, è lo stesso ISS a fare una importante precisazione, che riporto testualmente: «Si segnala che questo dato non può fornire informazioni circa l’efficacia della vaccinazione ma viene fornito con finalità puramente descrittive.»

Ve lo ripeto: «Si segnala che questo dato non può fornire informazioni circa l’efficacia della vaccinazione ma viene fornito con finalità puramente descrittive.»

Ed è il motivo per cui ho evitato di analizzarlo in precedenza, perché le finalità descrittive non sono scientificamente valide, servono a generare l’illusione che i vaccini funzionino. Era esattamente quello che intendevo quando ho risposto a Telese che non accettavo questi dati.

Il famoso punto 6 del rapporto ci dice che dal 01/02/2021 al 05/10/2021 ci sono stati 38.096 “decessi Sars-Cov-2 positivi”, vi invito a prestare attenzione, l’ISS non dice che sono morti a causa del Covid ma che erano positivi al Covid, e sono due affermazioni molto diverse, perché essere positivi al Covid al momento del decesso non implica affatto che il Covid abbia causato il decesso, che è esattamente quello che dico da un anno a questa parte, ma che Telese non ha ancora capito, oppure, rispettando il copione, finge di non aver compreso.
Non è affatto casuale che l’ISS usi questa precisa scelta di parole: “decessi Sars-Cov-2 positivi”. Sono i giornalisti, in malafede o perché privi della necessaria preparazione, a trasformare i decessi con Covid in morti a causa del Covid.

1440 persone di questi 38.096 deceduti avevano ricevuto da più di 14 giorni una vaccinazione completa (3,7% del totale considerato). Sono state esaminate 171 cartelle cliniche di questi pazienti, riscontrando un’età media di 85,5 anni e che mediamente soffrivano di 5 gravi patologie preesistenti.
Poi abbiamo 2.130 vaccinati con la dose unica del vaccino J&J o con una sola dose di due, che si sono ammalati prima che fossero trascorsi 14 giorni dall’inoculazione. Questi decessi vanno a comporre il 5,6% del totale considerato. Tali pazienti, di cui sono state esaminate 239 cartelle cliniche, avevano un’età media 84 anni e soffrivano mediamente di più di 4 gravi patologie preesistenti.

In merito a questa categoria vi esorto a riflettere che si tratta di persone evidentemente vulnerabili in cui la vaccinazione ha certamente indebolito la capacità reattiva. Queste cartelle cliniche andrebbero vagliate con estrema attenzione, una per una, e andrebbero svolti accertamenti autoptici finalizzati a verificare il ruolo svolto dalla vaccinazione stessa come possibile concausa del decesso.

Infine ci sono i 33.620 non vaccinati, di cui sono state esaminate 671 cartelle cliniche. Dalle cartelle è emerso che si trattava di persone di età media intorno ai 78 anni e con 4 patologie gravi preesistenti.
Presentati in questo modo, i dati sembrano dimostrare l’efficacia vaccinale, ma la realtà è diversa.

I dati non sono comparabili e l’ISS lo sa, per questo precisa che sono a scopo descrittivo e non utili a valutare l’efficacia vaccinale.

La campagna di vaccinazione è iniziata il 27 dicembre 2020. Al 01 Febbraio 2021 era vaccinato l’1,2% della popolazione (doppia dose) e il 2,4% con una dose, per cui era del tutto ovvio che la maggioranza dei positivi al Covid e dei deceduti fossero privi di vaccinazione.

Per arrivare al 50% di copertura con vaccinazione completa (63,3% con singola dose), momento in cui la comparazione inizia ad essere statisticamente valida, bisogna spostarsi al 27 luglio 2021, cosa che il rapporto evita di fare.

Per spiegarvelo in modo più semplice, se gli italiani sono 60 milioni e vogliamo confrontare l’incidenza dei decessi e dei contagi fra vaccinati e non vaccinati in modo serio, dobbiamo selezionare un periodo in cui le due categorie erano equivalenti, quindi in cui le vaccinazioni erano intorno al 50%. Diversamente il dato è falsato.

Quello che invece si può fare è comparare l’andamento dei contagi – fra periodi analoghi dell’anno – prima e dopo la campagna di vaccinazione. Vi invito a farlo. Andate sul motore di ricerca e digitate “statistiche Covid”, quindi fate i vostri confronti.

Prendiamo proprio il 27 luglio 2021, in cui la metà della popolazione era vaccinata e confrontiamolo con lo stesso giorno di un anno prima, in cui nessuno era vaccinato. Attenzione, nei due giorni presi a confronto anche le restrizioni sociali erano simili, quindi possiamo paragonare i due dati.

I nuovi casi giornalieri il 27 luglio 2020 (nessun vaccinato) erano mediamente 17. Lo stesso giorno di un anno dopo (50% di popolazione vaccinata) erano mediamente 694.
L’effetto vaccinazione si è manifestato con un netto AUMENTO dei positivi, che sono diventati 40 volte di più.

E i decessi? Il 27 luglio 2020 ed il 27 luglio 2021 la media giornaliera dei decessi era la stessa: 1.

Questi sono gli elementi di verità per valutare quanto la vaccinazione Covid abbia inciso per prevenire i contagi e per ridurre la mortalità.

E voglio approfittarne per invitarvi a rileggere le mie riflessioni sui decessi associati con il Covid che trovate qui: https://www.marianoamici.com/riflessioni-sui-decessi-con-covid19/ rispetto alla quale ho il piacere di aggiungere un intervento dell’ISS a precisazione dell’interpretazione dei dati che molti giornali (ma non io) hanno attribuito all’ISS.
Vediamo insieme questo passaggio importante contenuto nel comunicato:
«I rapporti congiunti ISTAT-ISS stilati sulla base dei certificati di morte riportano come COVID-19 sia la causa direttamente responsabile della morte nell’89% dei decessi di persone positive al test SARS-CoV-2».

Cosa vuol dire esattamente questa precisazione? Che ritengono il Covid responsabile dell’89% dei 131.688 decessi a lui attribuiti? E che quindi i decessi non sono 131.688 ma 117.202?
Questo lo lascio interpretare a voi.

L’intero comunicato è qui: https://www.iss.it/web/guest/primo-piano/-/asset_publisher/3f4alMwzN1Z7/content/id/5868665

Nel frattempo sono cambiati i numeri dell’incidenza del Covid sulla mortalità generale del 2020. Dopo un iniziale annuncio di 100.000 morti in più della media attesa, da attribuire al Covid, questo dato è sceso a 77.136. Per inciso, c’è da ricordare che oscillazioni annuali da 4000 a 30.000 sono avvenute sistematicamente anche in passato e che, tanto per citare un esempio, nel 2015 ci furono 49.000 morti in più rispetto al 2014.

Mariano Amici, medico

http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=93183
https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/pdf/Rapp_Istat_Iss_gennaio-novembre-2020.pdf
https://www.tuttitalia.it/statistiche/popolazione-andamento-demografico/

 

I nostri adolescenti stanno soffrendo: DRAMMATICO AUMENTO DI DEPRESSIONE ED AUTOLESIONISMO NEI GIOVANISSIMI

Torno a parlare degli effetti della catastrofica gestione dell’emergenza epidemiologica sui nostri giovanissimi. Lo faccio a seguito delle recenti dichiarazioni rese all’agenzia di stampa adnkronos da Carlo Locatelli, responsabile del Centro antiveleni e Centro nazionale di informazione tossicologica dell’Irccs Maugeri di Pavia. L’esperto ha messo a confronto i dati dei primi 4 mesi di più anni, prima e dopo il Covid-19. Se nel 2014, 2015 e 2016, tra gennaio e aprile, si viaggiava al ritmo di circa 48-50 casi al mese di intossicazioni a scopo autolesivo negli adolescenti, “nello stesso periodo del 2021 questo dato è salito a 86 con punte di 100”.

La maggioranza dei pazienti ha tra i 15 ed i 18 anni, ma ce ne sono molti tra i 13 ed i 14, più rari i 12 enni e pochissimi i più giovani, tra i 10 e gli 11 anni di età. In 4 casi su 5 si tratta di ragazze.

Sul totale degli episodi accertati di intossicazione, il 22-23% avviene con l’utilizzo di prodotti domestici (candeggina, acido muriatico), il 4% con prodotti cosmetici (come lo shampoo, “che è pericoloso perché la schiuma che produce invade i polmoni”).
Il 75% è costituito da intossicazioni da farmaci: in particolare per il 50-60% neurodepressori, benzodiazepine e così via, e per il 22-25% paracetamolo. Quest’ultimo, in alto dosaggio, è il più subdolo, perché se il paziente non ammette di averlo assunto, ci si ritrova dopo 48 ore a gestire un’epatite acuta che non si riesce a curare.

“Nei Pronto soccorso arrivano ragazzini che presentano sintomi psicopatologici o che hanno commesso dei gesti autolesivi. La problematica è aumentata”, conferma Carlo Fraticelli, direttore del Dipartimento Salute mentale e Dipendenze dell’Asst Lariana. “Anche noi nella nostra struttura abbiamo riscontrato un aumento di accessi nei pronto soccorso pediatrici, con un aumento delle consulenze degli specialisti di neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza. Da gennaio a giugno 2021 abbiamo avuto 166 accessi, in tutto il 2019 erano stati 280, rileviamo quindi un aumento del 30% circa rispetto all’anno prima del Covid-19”.

I bambini e gli adolescenti hanno risentito in maniera significativa sul piano emotivo delle misure di restrizione usate per contenere l’epidemia, l’effetto lockdown è stato confermato sia a livello nazionale che internazionale e sono ancora ignoti gli esiti a distanza. Se il disagio, dopo il primo lockdown, si esprimeva tendenzialmente con disturbi d’ansia e affaticamento, dopo il secondo lockdown ha prevalso l’aspetto più depressivo e autolesionista.

Questi sono gli elementi su cui la classe politica dovrebbe riflettere e non insistere nella turlupinazione e coercizione delle masse per inocularle con un siero genico sperimentale che non protegge dal contagio, non impedisce la propagazione del virus, ma sicuramente ingrassa le case farmaceutiche.

Nella Bibbia, ci viene raccontato di come Esaù, stanco e affamato, abbia ceduto i diritti di primogenitura al fratello Giacobbe, in cambio di un piatto di lenticchie. Ora, il mio sospetto è che la classe politica che è al potere abbia ceduto il nostro bene più prezioso, che è la nostra salute ed il benessere psico-fisico dei nostri figli e nipoti, per l’equivalente di un piatto di lenticchie.

https://www.adnkronos.com/dopo-covid-raddoppiati-atti-autolesivi-tra-under-18_33HvKumQ41Uz9NEvpy2C2J

Mariano Amici medico

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO HA MENTITO IN PARLAMENTO

Mario Draghi ha dichiarato quanto segue: «Dal decreto che prevede l’estensione ai luoghi di lavoro le prime dosi di vaccino sono cresciute del 46% rispetto al trend atteso tra il 16 settembre e il 13 ottobre. Ci sono state 559.954 prime dosi di più rispetto al previsto. Non stiamo a guardare anche il numero dei decessi che è caduto del 94%, del 95% i ricoveri in terapia intensiva, le ospedalizzazioni del 92%.»

Il decreto è stato approvato il 22 settembre. In quel momento le vaccinazioni Covid erano al 74,9% per la prima dose e al 67,4% per il ciclo completo. Basta osservare il grafico dell’andamento delle vaccinazioni in Italia per verificare che nessun picco vi è stato. A settembre venivano somministrate mediamente 70 mila dosi al giorno. All’inizio di ottobre la media giornaliera era scesa sotto i 60 mila, per poi risalire leggermente con l’avvicinarsi del 15 ottobre, data dell’entrata in vigore dell’obbligo di Green Pass per i lavoratori. Le 559.954 prime dosi in più del previsto, di cui parla Draghi, non emergono in alcun modo, al contrario, venivano somministrate molte più dosi nel mese precedente (dal 15 agosto al 15 settembre), in cui la percentuale dei vaccinati è aumentata di oltre il 5%, a fronte di un effetto “super green pass” che ha visto un aumento delle vaccinazioni del 3%.

Veniamo al numero dei decessi. Il 15 settembre la media giornaliera, in base all’andamento settimanale, era di 56 morti. Al 20 ottobre la media era di 38. Il calo dei decessi non arriva al 50%, altro che 94%. Idem per i ricoveri in terapia intensiva, il 16 settembre c’erano 531 pazienti ricoverati e l’andamento medio settimanale era di 34 ingressi al giorno. Ora ci sono 356 persone ricoverate e la media è di 21 ingressi al giorno, ben lontana da una caduta del 95%. Le ospedalizzazioni? Da 4000 a 2500, che non è un calo del 92%, con un andamento che era già in calo in precedenza.

In conclusione, quando una delle massime figure dello Stato mente in Parlamento, come si può pretendere che i cittadini ritrovino la fiducia nelle Istituzioni?

https://www.governo.it/it/media/comunicazioni-del-presidente-draghi-parlamento-vista-del-consiglio-europeo/18286

Mariano Amici medico