Il Covid 19 si cura senza chiusura e senza paura

Qualcosa sta cambiando in Italia. Nell’opinione pubblica e in parte nel mondo dell’informazione sta crescendo piano piano la consapevolezza che il Covid può essere curato e che se si interviene per tempo, senza farsi prendere dal panico, è possibile addirittura evitare il ricorso all’ospedale e alla chiusura del paese. Solo qualche mese fa, chi sosteneva queste teorie sul web o nelle interviste veniva immediatamente tacciato di essere un negazionista o un folle spregiucato mentre oggi registriamo una maggiore disponibilità all’ascolto: sarà che siamo tutti stremati dalla sequela di lutti e di privazioni subite in quasi un anno di emergenza sanitaria, ma inizia a farsi strada l’idea che forse le istituzioni non abbiano saputo gestire la situazione nel migliore dei modi e che sostenerlo non significhi voler mancare di rispetto al lavoro altrui.
E allora, cari amici che avete il buon cuore di seguire e condividere le mie riflessioni, credo sia giunto il momento di fornirvi qualche dettaglio sui due protocolli che il sottoscritto, insieme al dottor Franco Trinca, biologo Nutrizionista clinico, e ad altri medici di tutta Italia abbiamo messo a punto e applicato con successo che saranno il cuore del Progetto “Riapriamo l’Italia in Salute” che presto presenteremo ufficialmente: quanto leggerete nelle prossime righe è il frutto di un lavoro di squadra che nasce dall’esperienza individuale di tanti professionisti che, ciascuno per le proprie competenze e partendo dalle esperienze cliniche maturate nella quotidianità, hanno maturato competenze e tecniche che si sono rivelate efficaci contro il virus.
Il primo messaggio che va ribadito, quindi, è che IL COVID 19 SI CURA se trattato tempestivamente a domicilio. Ma il secondo messaggio, non meno importante, è che deve cambiare l’approccio delle istituzioni sui temi della salute pubblica e che bisogna iniziare a investire in modo più convinto sulla prevenzione.
I due protocolli, che nascono dalle esperienze cliniche del 2020, vanno in questa direzione e si sono rivelati assolutamente efficaci:
• Il primo, definito di Medicina Biologica (elaborato in collaborazione col sottoscritto dal dott. Franco Trinca, Biologo Nutrizionista clinico) è preventivo e adiuvante-curativo, in generale di tutte le malattie infettive respiratorie e anche del Covid-19.
• Il secondo è farmacologico classico e sostanzialmente si basa sull’uso tempestivo di Idrossiclorochina, Eparina a basso peso molecolare e al bisogno, secondo la valutazione del Medico curante, di Azitromicina o altri antibiotici ed eventuali cortisonici.
Avremo modo di illustrare nel dettaglio i risvolti scientifici e le modalità di attuazione delle nostre strategie ma in questa occasione desidero anticiparvi alcuni aspetti che ritengo molto importanti perché in grado davvero di fare la differenza anche e soprattutto in chiave preventiva.
Il Protocollo di Medicina Biologica, che è integrabile se necessario con quello farmacologico, può essere sintetizzato così:
A)Alimentazione Bio vitalizzante, con una costante presenza di alimenti crudi (ortaggi, insalate, frutta di stagione, frutta oleosa e semi vari come girasole, lino, zucca), ricchi di antiossidanti e flavonoidi con riconosciuta azione antivirale anche su SARS-Cov2; inoltre equilibrio tra alimenti proteici (alternando pesce, carne, uova, formaggio) e pasti “vegetariani” (legumi, cereali a chicco intero, stufati di ortaggi), secondo il modello “mediterraneo”.
B)Integratori : Multiminerali e Multivitaminici ben bilanciati e completi nonché eventualmente formule a base di molecole “Nutraceutiche” come la Quercetina, sulla quale il CNR ha pubblicato un interessantissimo studio che ne dimostra la proprietà di legarsi con e inattivare una delle proteine virali necessarie alla replicazione del virus.
E’ con questo Protocollo di Medicina Biologica Integrata che io e i medici a me associati (per un bacino di circa 6.000 pazienti, molti più di un ospedale), in collaborazione col dottor Trinca stiamo verificando effetti molto positivi sia sulle sindromi simili-influenzali, sia nei casi Covid positivi; e a riprova della validità dei nostri approcci terapeutici c’è il fatto che nell’ultimo anno abbiamo trattato a domicilio tutti i pazienti “tampone positivi” senza registrare alcun decesso, né abbiamo avuto l’esigenza di ricoverarne alcuno.
Sempre con il preziosissimo supporto del dottor Franco Trinca, a fronte di questa esperienza significativamente positiva, abbiamo lanciato il Progetto RIAPRIAMO L’ITALIA IN SALUTE che potete iniziare a consultare a questo link:
L’obbiettivo è diffondere, anche in relazione all’attuale emergenza Covid-19 (mal gestita con la fallimentare strategia governativa del Ministero della Salute, dell’AIFA, dell’Istituto Superiore di Sanità e del Comitato Tecnico Scientifico), i concetti di una Medicina Biologica tanto scientifica quanto “a misura d’uomo”, e indipendente dagli interessi delle grandi corporations farmaceutiche.
Questa “nuova-antica Cultura Medica” e di benessere, colma il vuoto lasciato dal Ministero della Salute nel campo dell’Educazione sanitaria della popolazione puntando su una vera Medicina preventiva (che non può coincidere con la monocultura vaccinale). L’obiettivo di una popolazione più sana è alla portata: serve una rivoluzione culturale che deve coinvolgere l’opinione pubblica grazie ad un ruolo sempre più centrale del medico territoriale, con il suo bagaglio di competenze e conoscenze legate alla gestione della quotidianità e a stretto contatto con i cittadini.
Ancora poche settimane di attesa e poi i tempi saranno maturi per presentare le nostre idee e le nostre proposte. Lo faremo utilizzando i nostri abituali canali social, intervenendo sui mezzi di informazione che vorranno ascoltarci ma poi vogliamo incontrare le persone: per questo saremo presenti in convegni e piazze di tutta l’Italia, laddove i cittadini ci inviteranno.
Continuate a seguirmi sui miei account, chiedetemi l’amicizia per meglio interagire ed essere sempre aggiornati sulle iniziative in cantiere e non mancate mai di condividere le mie riflessioni… Grazie!
Mariano Amici, medico

Le domande che non trovano risposta e le proposte per guarire l’Italia

“A pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina”.
Non ho mai particolarmente apprezzato questo motto reso celebre da Giulio Andreotti ma che, in realtà, pare risalire addirittura a Papa Pio XI: la mia formazione scientifica, la mia fede e i miei principi etici, il mio rispetto per le norme mi hanno sempre portato ad avere grande fiducia e rispetto nel prossimo e nelle istituzioni ma negli ultimi tempi queste certezze granitiche iniziano a vacillare. I dubbi mi assalgono spesso la sera quando, dopo una lunga giornata di lavoro a contatto con i pazienti, mi ritrovo a casa a leggere le ultime notizie sul virus in Italia e all’estero, consulto i documenti e le pubblicazioni scientifiche, ripenso alle persone che ho visitato e ai malati che ho guarito. Sono domande che nascono sempre da elementi oggettivi ma che faticano a trovare una risposta razionale, pur essendo io abituato per lavoro a cercare sempre una spiegazione logica e oggettiva ai fenomeni che mi trovo ad osservare.

E spesso sono proprio i numeri ad alimentare le mie incertezze, perché i dati statistici parlano chiaro:
– La mortalità per Covid nel mondo non giustifica il termine pandemia ed i dati, quelli internazionali ma in particolare quelli italiani, non giustificano la dichiarazione dello stato di emergenza: perché ci troviamo a questo punto?
– La mortalità per infezioni contratte in ospedale è mediamente e annualmente del doppio rispetto al Covid: perchè non se ne parla e non si prendono provvedimenti?
– La mortalità per tabagismo è quattro volte superiore a quella per Covid: perché non se ne parla e non si prendono provvedimenti?
– La mortalità per alcolismo è di otto volte superiore a quella per Covid: perchè non se ne parla e non si prendono provvedimenti?
– La mortalità per mancata assistenza a pazienti affetti da patologie gravi è di gran lunga superiore alla mortalità per Covid: perchè non se ne parla e non si prendono provvedimenti?
– La mortalità per tutta una serie di patologie gravi (come per esempio le malattie cardiovascolari, i tumori ecc.) è di gran lunga superiore alla mortalità per Covid: perchè non se ne parla e non si prendono provvedimenti?
– La mortalità causata da agenti inquinanti è di gran lunga superiore alla mortalità per Covid: perché non se ne parla e non si prendono provvedimenti?
– La mortalità per fame è di gran lunga superiore alla mortalità per Covid: perché non se ne parla e non si prendono provvedimenti?
Gli studi e l’esperienza clinica,maturata da molti medici negli ultimi mesi, confermano che le malattie e le complicazioni provocate da questo maledetto virus si possono prevenire e si possono curare: ma allora perchè non si prende ad esempio l’esperienza di alcuni medici di base e di altri professionisti che hanno dimostrato, nei fatti, di poter combattere la letalità?
– Perché lo Stato “vieta” di curare e disorganizza il sistema sanitario con conseguenti aggravi di spesa e diminuzione di efficienza?
– Perchè non si garantisce pari opportunità al medico di base rispetto al medico ospedaliero mettendolo in condizione di poter fruire dei centri diagnostici in tempo reale al fine di curare al meglio il paziente a casa evitando cosi di mettere sotto pressione gli ospedali?
– Perchè si impongono in modo indiscriminato per tutti i pazienti certi protocolli scellerati e si vieta l’uso di trattamenti personalizzati e per questo anche più efficaci?
– Perché si vuole insistere sul lockdown sapendo che non è utile ad arrestare la diffusione del contagio e, al contrario, danneggia fortemente l’economia?

Sono domande a tratti banali ma che oggi non trovano risposta, quanto meno non si può trovarla se si analizzano le azioni messe in campo in questo primo anno di emergenza sanitaria.
E poi ci sono le ultime domande, quelle più angoscianti che come medico e uomo di scienza mai vorrei pormi ma che altrettanto mi lasciano sgomento e senza risposte.

Si vogliono i morti o si vuole pensare alla salute della popolazione?

Siamo forse difronte a strategie tese a giustificare vaccinazioni di massa,non solo inutili ma addirittura dannose, che servono pero’ a tenere cronicamente ammalato l’individuo aprendo così la porta all’uso di farmaci su farmaci, dove l’uno cura l’effetto collaterale dell’altro, creando in tal modo quel circolo vizioso che porta la popolazione, dall’età di 60 anni, a far cronico uso di almeno 10 farmaci al giorno?

Nello scenario mondiale siamo difronte a governi veri o a governi fantoccio sponsorizzati da multinazionali il cui unico scopo è quello di aumentare i guadagni con strategie commerciali criminali?

Se da cittadino sto ancora cercando risposte rassicuranti e soprattutto convincenti a queste domande, da uomo di scienza ho il dovere di continuare a impegnarmi ogni giorno per garantire la salute dei miei pazienti e, al contempo, per aiutare il mio paese a convivere con il virus senza ulteriori sofferenze e penalizzazioni.

Ma dobbiamo e possiamo avere fiducia: l’esperienza maturata negli ultimi mesi dal pool di medici che coordino in un ambito di oltre 6mila assistiti, conferma infatti che il Covid-19 si può curare con terapie calibrate sulle esigenze di ogni singolo paziente e non applicando genericamente i rigidi procolli ministeriali che non tengono conto delle peculiarità cliniche del malato; ma ci insegna anche che è possibile intervenire in ottica preventiva, rafforzando le difese immunitarie dei pazienti in modo naturale o all’insegna della medicina biologica. E proprio prevenzione e terapie mirate sono i pilastri del programma “Riapriamo l’Italia in Salute” che insieme al dott. Franco Trinca, biologo nutrizionista clinico, e ad altri medici stiamo mettendo a punto per ridare speranza al nostro Paese e aiutare le piccole imprese e le attività commerciali a contrastare gli effetti del lockdown ed a risollevarsi: a questo link potete già iniziare a leggere le prime proposte (http://www.riapriamolitaliainsalute.it/appello) ma nel frattempo vi anticipo che nei prossimi giorni, attraverso i social, vi spiegheremo tutti i dettagli in attesa di tante iniziative che, nelle prossime settimane, ci vedranno protagonisti anche di un vero e proprio tour nelle piazze italiane per parlarvi di verità ed illustrarvi i nostri progetti.

Ma avremo modo di parlarne…

Voi nel frattempo continuate e seguirmi e a diffondere il più possibile le nostre idee!

Mariano Amici, medico

Campagna vaccinale COVID 19 – LETTERA APERTA ALL’ORDINE DEI MEDICI

Gentile Presidente,

torno a scriverLe a distanza di qualche giorno dalla precedente lettera perché il dibattito che in Italia si sta sviluppando sulla vaccinazione contro il Covid-19 rischia, complice anche la colpevole superficialità dei media che riducono un tema così complesso al mero confronto tra pro-vax e no-vax, di relegare su un piano del tutto marginale gli aspetti più strettamente scientifici – che invece reputo importanti e degni di riflessione – e soprattutto di esautorare quel ruolo di vigile responsabilità che i medici in queste circostanze dovrebbero rivendicare ed esercitare nell’interesse esclusivo dei pazienti.

Come ho già avuto modo di dire, in decenni di professione ho consigliato e praticato le vaccinazioni a decine di migliaia di persone perché convinto assertore della loro efficacia ma continuo a nutrire forti dubbi sul Vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty), soprattutto dopo averne letto la documentazione informativa messa a disposizione dalla Pfizer (consultabile anche sul sito dell’Ema che pubblica tra l’altro anche la Relazione pubblica di valutazione europea, EPAR – European Public Assessment Report, Comirnaty, INN-COVID-19 mRNA Vaccine (nucleoside-modified) (europa.eu)), le informazioni fornite dall’Aifa (ea9099cd-c71c-d443-e447-6da60137da37 (aifa.gov.it)) e in ultimo anche i moduli del consenso informato rilasciati ai pazienti in lista di attesa per la somministrazione (in allegato una copia).

Immagino, egregio Presidente, che anche Lei li abbia letti e quindi perdonerà se a tratti sarò un po’ pedante nell’elencare le mie perplessità.

Fedele ai principi del “Primum non nocere” tanto caro a Ippocrate, partirei dai rischi per la salute del paziente anche perché è Pfizer stessa a precisare, in apertura del foglietto illustrativo, che il medicinale è “sottoposto a monitoraggio addizionale” e che “ciò permetterà la rapida identificazione di nuove informazioni sulla sicurezza”.

Del resto, lo sappiamo, sull’onda emotiva di questa emergenza pandemica le fasi di ricerca e sperimentazione sono state veloci come mai prima d’ora ma, come medici, siamo anche ben consapevoli del fatto che – come per tutti i farmaci – anche per questo vaccino solo il tempo potrà garantirci risultati certi in merito ad efficacia e innocuità. E se è vero che questo principio di cautela i produttori e l’Ema lo precisano in più occasioni (a pagina 17 del dossier che si può rintracciare sul sito dell’Agenzia Europea per il Farmaco si precisa che il “medicinale è stato autorizzato con procedura subordinata a condizioni” e che, grazie ad una “deroga di durata limitata”, l’azienda avrà tempo fino al dicembre 2023 “per confermare l’efficacia e la sicurezza di Comirnaty” come indicato a pagina 19) e se è altresì vero che l’Aifa al punto al 14 del suo vademecum si limita ad annoverare tra le reazioni avverse gravi più frequenti soltanto “l’ingrossamento delle ghiandole linfatiche” (ammettendo però che “nei paesi dove è già stata avviata la somministrazione di massa del vaccino sono cominciate anche le segnalazioni delle reazioni avverse, comprese quelle allergiche”), alla fine siamo proprio noi medici a svolgere un ruolo decisivo nell’aiutare il paziente a comprendere benefici e rischi correlati alla somministrazione e soprattutto a intercettare eventuali elementi di rischio in base alla situazione clinica del singolo. In un caso addirittura è Pfizer stessa ad affidarci esplicitamente questa responsabilità: a pagina 4 della succitata documentazione si legge che, pur essendo limitati i dati relativi all’uso del vaccino durante la gestazione, “la somministrazione di Comyrnaty durante la gravidanza deve essere presa in considerazione solo se i potenziali benefici sono superiori ai potenziali rischi per la madre e per il feto” ma poi aggiunge, per esempio, che “non è noto se Comirnaty sia secreto nel latte materno”.

Sia chiaro, Presidente: questo coinvolgimento che l’azienda farmaceutica prevede per la nostra categoria, conferma quel ruolo di centralità che io ho sempre rivendicato per il medico e, in particolare, per il medico di base, che proprio perché radicato sul territorio e a costante contatto con i propri assistiti può conoscerne al meglio la situazione sanitaria. Ma mi chiedo e Le chiedo: siamo sicuri che i nostri colleghi siano altrettanto consapevoli del ruolo che sono chiamati a compiere in questa fase della battaglia contro il Covid, specie se l’aspettativa dell’opinione pubblica e la pressione delle istituzioni spingono verso vaccinazioni di massa e in tempi rapidi? E quanti per sensibilità, per esperienza e per competenza possono svolgere secondo piena coscienza la loro attività di tutela della salute del paziente prescrivendo o meno la vaccinazione? O crediamo che sia sufficiente che i rischi siano scritti sul bugiardino per tranquillizzare i nostri scrupoli etici e morali?

Anche perché i tempi rapidi della sperimentazione lasciano molti margini di incertezza e, ancora una volta, a dirlo è la documentazione ufficiale sul sito dell’Ema: per esempio come comportarsi in presenza di un paziente che è già sotto terapia per altre patologie, posto che il produttore dichiara che “non sono stati effettuati studi di interazione con altri medicinali” (pag.4)?
E come comportarsi con quei soggetti più fragili, per i quali il vaccino viene caldeggiato, posto che – scrive sempre il produttore a pagina 4 – “l’efficacia, la sicurezza e l’immunogenicità del vaccino non sono state valutate nei soggetti ‘immunocompromessi’, compresi quelli in terapia immunosoppressiva” e che “l’efficacia di Comirnaty potrebbe essere inferiore nei soggetti immunocompromessi”? Non vorrei che queste domande apparissero “capziose”, perché da medici sappiamo perfettamente che ogni individuo può reagire in modo differente di fronte allo stesso vaccino e personalmente temo ci siano ancora troppi fattori inesplorati o di incertezza sugli effetti collaterali e soprattutto in prospettiva futura: se già desta attenzione leggere che in alcuni casi “è stata segnalata paralisi (o paresi) facciale periferica acuta” e che in un caso addirittura l’insorgenza “è avvenuta 37 giorni dopo la prima dose” (a pagina 6), apprendo con stupore che “non sono stati condotti studi di genotossicità o sul potenziale cancerogeno” perché “si ritiene che i componenti del vaccino (lipidi e mRNA) non presentino alcun potenziale genotossico”.

Sin qui le criticità, i potenziali rischi e le incertezze relative al capitolo dell’innocuità ma so benissimo che nel loro cammino scienza e medicina progrediscono e consolidano le proprie scoperte procedendo per tentativi, in un continuo bilanciamento tra rischi e benefici. E allora, sempre da medico, fatico a condividere a cuor leggero quanto si legge a pagina 34 dell’allegato disponibile sul sito dell’Ema, laddove il Committee for Human Medicinal Products (CHMP) “ritiene che il rapporto beneficio/rischio sia favorevole al fine di raccomandare il rilascio dell’autorizzazione all’immissione in commercio subordinata a condizioni”: davvero possiamo ritenerci soddisfatti degli effetti emersi dopo i primi mesi di sperimentazione per sperare di affidare a questo vaccino le speranze di liberare l’umanità dall’incubo del virus? A leggere le documentazioni fornite dal produttore ma ancora di più dalle autorità regolamentatrici, i dubbi crescono.

Al punto 11 del documento sintetico redatto da Aifa, si legge che “gli studi clinici condotti finora hanno permesso di valutare l’efficacia del vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) sulle forme clinicamente manifeste di COVID-19 ed è necessario più tempo per ottenere dati significativi per dimostrare se i vaccinati si possono infettare in modo asintomatico e contagiare altre persone. Sebbene sia plausibile che la vaccinazione protegga dall’infezione, i vaccinati e le persone che sono in contatto con loro devono continuare ad adottare le misure di protezione anti COVID-19”. E anche ammesso che il vaccino protegga, per quanto tempo ha efficacia? Al punto 9 l’Autorità di controllo ammette che “la durata della protezione non è ancora definita con certezza perché il periodo di osservazione è stato necessariamente di pochi mesi, ma le conoscenze sugli altri tipi di coronavirus indicano che la protezione dovrebbe essere di almeno 9-12 mesi”. Insomma, la cautela è d’obbligo e il concetto viene ribadito anche al punto 31 della medesima relazione: “Anche se l’efficacia del vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 è molto alta (oltre il 90%) vi sarà sempre una porzione di vaccinati che non svilupperà la difesa immunitaria, inoltre, ancora non sappiamo in maniera definitiva se la vaccinazione impedisce solo la manifestazione della malattia o anche il trasmettersi dell’infezione. Ecco perché essere vaccinati non conferisce un “certificato di libertà” ma occorre continuare ad adottare comportamenti corretti e misure di contenimento del rischio di infezione”.

Egregio Presidente, mi preme ricordare – per quanto possa occorrere – che i primi due punti del giuramento professionale prestato da tutti noi medici, così recitano: “Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro:

– di esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l’indipendenza della professione”;
– di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della dignità e libertà della persona cui con costante impegno scientifico, culturale e sociale ispirerò ogni mio atto professionale”;
Ricordo inoltre che l’art. 4 del codice deontologico (Libertà e indipendenza della professione. Autonomia e responsabilità del medico) prevede che “L’esercizio professionale del medico è fondato sui principi di libertà, indipendenza, autonomia e responsabilità. Il medico ispira la propria attività professionale ai principi e alle regole della deontologia professionale senza sottostare a interessi, imposizioni o condizionamenti di qualsiasi natura”.

Parimenti l’art. 13 (Prescrizione a fini di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione) prevede che “La prescrizione a fini di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione è una diretta, specifica, esclusiva e non delegabile competenza del medico, impegna la sua autonomia e responsabilità e deve far seguito a una diagnosi circostanziata o a un fondato sospetto diagnostico. La prescrizione deve fondarsi sulle evidenze scientifiche disponibili, sull’uso ottimale delle risorse e sul rispetto dei principi di efficacia clinica, di sicurezza e di appropriatezza. Il medico tiene conto delle linee guida diagnostico-terapeutiche accreditate da fonti autorevoli e indipendenti quali raccomandazioni e ne valuta l’applicabilità al caso specifico. L’adozione di protocolli diagnostico-terapeutici o di percorsi clinico-assistenziali impegna la diretta responsabilità del medico nella verifica della tollerabilità e dell’efficacia sui soggetti coinvolti. Il medico è tenuto a un’adeguata conoscenza della natura e degli effetti dei farmaci prescritti, delle loro indicazioni, controindicazioni, interazioni e reazioni individuali prevedibili e delle modalità di impiego appropriato, efficace e sicuro dei mezzi diagnostico-terapeutici. (…) Il medico non adotta né diffonde pratiche diagnostiche o terapeutiche delle quali non è resa disponibile idonea documentazione scientifica e clinica valutabile dalla comunità professionale e dall’Autorità competente”.

Orbene: se è pur vero che l’Art. 15 (Sistemi e metodi di prevenzione, diagnosi e cura non convenzionali) prevede che “(….) Il medico non deve sottrarre la persona assistita a trattamenti scientificamente fondati e di comprovata efficacia(…)” è altrettanto vero che nel caso di specie, per come sopra evidenziato, la vaccinazione incondizionata con il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) non appare essere di comprovata efficacia e soprattutto non vi è totale garanzia di innocuità. Pertanto, ogni medico dovrebbe agire in scienza e coscienza e valutare caso per caso come procedere o cosa correttamente consigliare.

Certamente un consenso informato non potrà essere acquisito senza fornire al paziente ogni utile informazione ivi comprese le perplessità scientifiche esistenti.

Ricordo che secondo l’Art. 35 (Consenso e dissenso informato) del codice deontologico “L’acquisizione del consenso o del dissenso è un atto di specifica ed esclusiva competenza del medico, non delegabile (…)”.

D’altra parte, sempre il nostro codice deontologico, prevede all’art. 22 (Rifiuto di prestazione professionale) che “il medico può rifiutare la propria opera professionale quando vengano richieste prestazioni in contrasto con la propria coscienza o con i propri convincimenti tecnico-scientifici, a meno che il rifiuto non sia di grave e immediato nocumento per la salute della persona, fornendo comunque ogni utile informazione e chiarimento per consentire la fruizione della prestazione”.

Non mi piace vestire i panni della Cassandra inascoltata ma, egregio Presidente, credo di essere stato quanto meno lungimirante a sollevare già nei mesi scorsi i miei dubbi sull’efficacia di questa vaccinazione. E, mi creda, non mi fa neppure piacere leggere che pure l’autorevole British Medical Journal sulla base dei dati scientifici pubblicati da Pfizer e Moderna stima tra il 19 e il 29% il reale livello di efficacia dei prodotti attualmente in circolazione (Peter Doshi: Pfizer and Moderna’s “95% effective” vaccines—we need more details and the raw data – The BMJ).

Ma proprio perché ora i vaccini ci sono e le istituzioni e le case farmaceutiche – con la complicità dei media – vi hanno attribuito una valenza salvifica alimentando la speranza popolare, con le somministrazioni di massa che ruolo può e deve assumere la nostra categoria? Il disposto dell’art. 55 (informazione sanitaria) dispone che “il medico promuove e attua un’informazione sanitaria accessibile, trasparente, rigorosa e prudente, fondata sulle conoscenze scientifiche acquisite e non divulga notizie che alimentino aspettative o timori infondati o, in ogni caso, idonee a determinare un pregiudizio dell’interesse generale”. Non dobbiamo quindi diffondere aspettative infondate (il vaccino panacea di ogni male) né timori infondati (morirai se ti vaccini), ma certamente come medici abbiamo il dovere di manifestare le perplessità scientifiche esistenti ed agire solo dopo aver correttamente informato il nostro paziente.

Dobbiamo limitarci a eseguire ordini e protocolli, o abbiamo il dovere di analizzare caso per caso l’opportunità di vaccinare o meno chi ci chiede un parere?

E supponiamo che, dopo aver letto gli allegati al ‘Modulo di consenso’ che con una sintesi ruvida ma efficace ammettono che il vaccino potrebbe non funzionare (punto 6: “il vaccino potrebbe non proteggere completamente tutti coloro che lo ricevono. Infatti l’efficacia stimata dalle sperimentazioni cliniche dopo due dosi di vaccino è del 95% e potrebbe essere inferiore in persone con problemi immunitari”), che comunque non si potrà rinunciare alle precauzioni sanitarie in vigore da mesi, che ci possono essere reazioni avverse (punto 8)anche se il monitoraggio è ancora in corso e che “negli studi clinici non sono stati osservati decessi correlati alla vaccinazione” ma anche che “non è possibile al momento prevedere danni a lunga distanza” (punto 9), un paziente ci chiedesse se non sia lecito considerarsi cavie umane di un esperimento in fase iniziale… come dobbiamo comportarci? Mentire o dire la verità?

Caro Presidente, questo sfogo sorge dalla necessità di invocare una presa di posizione del nostro Ordine in favore della libertà di autodeterminazione della nostra professione. Sento e vedo in televisione nostri colleghi riferire testualmente che “per quanto riguarda il personale sanitario… mi spiace io sono molto duro, qui non si parla più di immunità di gregge, qui noi dobbiamo arrivare al 100%, chi non si vaccina deve essere fuori, non può lavorare ne sistema sanitario nazionale o in strutture accreditate dal sistema sanitario nazionale” e ancora “Quindi chi oggi viene a dire che il vaccino non è sicuro lo dice in maniera secondo me sbagliata e mette e insinua un dubbio nelle persone. È gravissimo quello che alcuni miei colleghi dicono ed è giustissimo che gli ordini dei medici piglino nei confronti di queste persone dei provvedimenti che devono essere drastici”. Egregio Presidente, mi permetto allora di chiedere: Le sembra corretto invocare la censura per chi non si allinea passivamente ma scientificamente evidenzia delle perplessità che gli stessi produttori dei vaccini ammettono? E ancora: noi medici dobbiamo osservare ordini draconiani impartiti da chi non ha un reale contatto con il paziente, senza poter avanzare perplessità a tutela di tutti?
Gentile Presidente, credo che sia giunto il momento di prendere tutti noi medici posizione a tutela della libertà di tutti gli iscritti di effettuare le loro scelte nel rispetto del giuramento fatto e nel rispetto dell’art. 22 del nostro codice deontologico.
RingraziandoLa anticipatamente per l’attenzione che vorrà riservare a queste mie riflessioni, resto a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti
Mariano Amici, medico

Chi non avrà comunicato il diniego al trattamento dei dati sanitari entro l’11 gennaio 2021 automaticamente esprime il consenso

Perché il Governo ha varato in sottecchi la norma che entro l’11-01-2021 chi non avrà comunicato il diniego al TRATTAMENTI DEI DATI SANITARI automaticamente esprime il consenso al trattamento stesso invertendo cosi la norma in essere e quindi la logica delle cose? Non vi pare sospetto in un momento come questo? Qual e’ il motivo reale di ciò?

In attesa di capire meglio vi invito ad comunicare il diniego ma se non riuscirete a farlo entro la data indicata nella norma non sarà un problema perché potrete esprimere il diniego anche successivamente.

SE DA UN PIU’ ATTENTO ESAME DI QUESTO STRANO PROVVEDIMENTO PERMARRANNO DUBBI SUL PERCHE’ PROVVEDERÒ A BREVE A PUBBLICARE LE MODALITÀ PER COMUNICARE IL DINIEGO DI CHE TRATTASI.

Mariano Amici medico

La mia esperienza clinica in collaborazione con il dott. Franco Trinca, Biologo Nutrizionista clinico

COVID-19 SI CURA… SENZA CHIUSURA E SENZA PAURA!
Secondo molti studi scientifici e le esperienze cliniche di molti Medici tra cui il sottoscritto e Biologi Nutrizionisti clinici (tra cui il dott. Franco Trinca) il COVID-19 si CURA se AFFRONTATO e TRATTATO TEMPESTIVAMENTE A DOMICILIO!!!
Sono emersi 2 Protocolli mostratisi efficaci:
• Il primo è farmacologico e sostanzialmente si basa sull’uso tempestivo di Idrossiclorochina, Eparina a basso peso molecolare e al bisogno, secondo la valutazione del Medico curante, Azitromicina o altri antibiotici ed eventualmente cortisonici;
• Il secondo, preventivo e adiuvante-curativo è di Medicina Biologica (elaborato dal dott. Franco Trinca ed applicato anche dal sottoscritto).
Sintetizzando:
A) alimentazione Bio vitalizzante, con una costante presenza di alimenti crudi: ortaggi, frutta di stagione, frutta e semi oleosi (mandorle, noci, anacardi, nocciole, lino, girasole, zucca, ecc.), olio extravergine crudo; equilibrio secondo il modello “mediterraneo” tra alimenti proteici (alternando pesce, carne, uova, formaggio) e pasti “vegetariani” (alternando legumi, cereali a chicco come riso integrale, miglio, quinoa, farro per chi tollera il glutine, grano saraceno, ecc.) e zuppe di ortaggi vari (zucca gialla, zucchine, cipolle, porri, sedano, carote, un po’ di patate, cavoli, sedano rapa, ecc., ecc.), sempre con aggiunta di abbondante olio extravergine di oliva crudo, semi e frutta oleosa; separazione dei pasti con proteine animali (abbinati ad insalate miste: lattughe delicate, radicchio, finocchi, carote, sedano, ecc.) da quelli con cereali, legumi e zuppe di ortaggi. Un buon equilibrio di frequenza tra pasti con proteine animali e pasti vegetariani, potrebbe partire da 7+ 7 a settimana (cioè 1 pasto al giorno per tipologia); però questa ripartizione può essere modificata per adattarla ai bisogni individuali in relazione a: età, sesso, costituzione, attività lavorativa e/o sportiva, stato di salute, ecc., ecc. Per colazione consiglio una base di tè verde (per chi è eccitabile può abbinarlo o sostituirlo col “tè bianco” contenente TEANINA -rilassante-), apportatore di utilissimi polifenoli tra cui EPIGALLOCATECHINE CON PROPRIETÀ ANTIVIRALI scientificamente documentate, con miele e succo di limone spremuto; a questo si può aggiungere qualche biscotto bio anche fatto in casa, frutta e/o semi oleosi. Spuntini di metà mattina con frutta di stagione + un po’ di frutta oleosa e/o semi oleosi.
B)Integratori : Multiminerale ben bilanciato e completo di macrominerali alcanilizzanti (Calcio, Magnesio, Potassio), Fosforo e tutti i principali oligoelementi (Zinco, Ferro, Rame, Selenio, Manganese, Iodio, ecc.) + vit. C e Beta-Carotene; Multivitaminico ben bilanciato e completo (A, l’intero gruppo B incluso acido folico metilato e metil-B12, C, D, E, K2). Oltre a questi due “integratori di biochimica cellulare”, si possono utilizzare delle formule a base di molecole “Nutraceutiche” come Quercetina e una formula di “piante officinali” (radici, cortecce e foglie triturate in polveri fini) elaborate dal dott. Trinca in anni di studio ed esperienza: Echinacea, Genziana, Liquirizia, Astragalo, Eleuterococco, Uncaria, Timo, Tè verde), contenente oltreché Quercetina altri flavonoidi come luteolina e polifenoli come Epigallocatechine; gli studi scientifici sulle singole piante citate, hanno evidenziato interessanti e utili proprietà immunomodulatorie e immunostimolanti, antivirali, antinfiammatorie e anche fluidificanti del sangue. Un altro flavonoide molto importante per le funzioni antivirali e capillaroprotettive è la Esperidina, ben presente negli agrumi (specialmente nella pellicola bianca sotto la buccia dei limoni). Col Protocollo di Medicina Biologica che col dott. Trinca (Biologo Nutrizionista clinico) stiamo verificando molto positivamente per le sindromi simili-influenzali e nei casi Covid positivi, abbiamo lanciato il Progetto RIAPRIAMO L’ITALIA IN SALUTE http://www.riapriamolitaliainsalute.it/ .
L’obbiettivo è diffondere i concetti di una “nuova medicina” indipendente dagli interessi delle corporation farmaceutiche e contrastare la scellerata azione del Governo; saremo presenti, laddove lo vorrete, in convegni ed in tutte le piazze d’Italia.
Organizzate e partecipate sempre in massa! Solo cosi potremo continuare a diffondere la Verita’ per riconquistare la Libertà e la Salute.
Un caro abbraccio a tutti.
Mariano Amici, Medico

Vi spiego perché possiamo essere ottimisti

Cari amici,
questo 2020 così tormentato e così difficile sta per lasciarci e vorrei rivolgere subito un pensiero a quanti, negli ultimi mesi, hanno perso dei familiari o dei conoscenti, hanno sofferto per motivi di salute o hanno patito le conseguenze delle misure restrittive messe in atto dalle istituzioni: vi sono vicino e vi auguro davvero ogni bene per il futuro!
In queste circostanze non è facile scrivere messaggi che non risultino scontati o finti. Io però mi sento di essere ottimista e allora, nel formulare a tutti voi che seguite le mie iniziative i migliori auguri per un ottimo 2021, vi spiego per quale motivo non dobbiamo perdere la speranza e, anzi, è opportuno guardare al domani con rinnovata fiducia.
Come “forma mentis” sono abituato a cogliere ogni avversità come una sfida ed una opportunità per poter fare sempre meglio. E’ vero, e lo abbiamo già detto: negli ultimi mesi ci sono stati momenti molto negativi (lo spauracchio del Covid, i decessi, il panico diffuso… ma soprattutto i provvedimenti adottati dal Governo che non solo si sono rivelati inefficaci ad arginare il “fenomeno Covid” ma hanno creato enormi danni sia alla salute che alla economia nazionale). Di contro, però, in questo grave periodo di crisi davanti alla crescita di “pseudo esperti” che, attraverso i media nazionali, ci hanno riempito di menzogne spesso addirittura antiscientifiche abbiamo visto aumentare anche quei professionisti che, senza l’appoggio della comunicazione nazionale, si sono messi in evidenza per la loro preparazione professionale e per il loro spirito critico con il quale hanno affrontato determinate problematiche. Ma il fatto più entusiasmante è che tra questi professionisti “non allineati” si è sviluppato un dibattito che ha portato alla crescita della solidarietà e della collaborazione, facendo emergere molte verità e soprattutto facendo maturare molte coscienze tra i cittadini italiani.
Ebbene: proprio questa progressiva maturazione delle coscienze ci fa ben sperare per un ottimo 2021 in quanto, forti dei numeri e del fatto di essere dalla parte della verità, sicuramente potremo affrontare meglio ogni avversità e ogni battaglia, contrastando questa scellerata azione del governo che si limita ad inutili e pretestuosi provvedimenti restrittivi (assolutamente inefficaci al fine di migliorare le condizioni di salute e di vita dei cittadini) e, d’altro canto, non spende una sola parola per spiegare all’opinione pubblica come mantenersi in salute!
E allora, a questo punto consentitemi di ribadirvi per quali motivi sono assolutamente ottimista per il futuro:
1) sul fronte del contrasto alla scellerata azione del governo: perché abbiamo avviato una serie di importanti azioni giudiziarie (la denuncia sui tamponi, il ricorso contro i DPCM nonche’ un’altra denuncia sui meccanismi di trasmissione della malattia) che, avendo piena fiducia nella magistratura, sono convinto porteranno a importanti risultati positivi per far emergere la verità.
2) sul fronte della sanita pubblica: perché l’esperienza del 2020 ci ha insegnato che il Covid si può prevenire ed anche curare, indipendentemente dall’uso del vaccino sul quale – come ben sapete – nutro forti perplessità.
E’ da questa consapevolezza che nasce “RIAPRIAMO L’ITALIA IN SALUTE”, programma scientifico che sto sviluppando con il dott. Franco Trinca, biologo nutrizionista clinico di fama internazionale, e di cui potete trovare maggiori informazioni a questo link: http://www.riapriamolitaliainsalute.it/. Partendo dall’esperienza che ho maturato coordinando un gruppo di medici su un bacino di utenza di oltre 6.000 pazienti (che è ben oltre il bacino di un ospedale!) stiamo ponendo le basi per definire un nuovo modello di cura e assistenza che, nel mio territorio, ci ha consentito di trattare a domicilio tutti i pazienti positivi al tampone senza dover ricorrere al ricovero in ospedale e, soprattutto, senza alcun decesso. Un risultato davvero importante che nasce da un diverso approccio terapeutico alla malattia, valorizzando il ruolo della medicina territoriale e soprattutto le competenze del medico chiamato a svolgere il suo compito primario secondo scienza e coscienza e non semplicemente rispettando generici protocolli terapeutici calati dall’alto senza tener conto delle specifiche esigenze del paziente.
Avrò modo di aggiornarvi su tutti gli sviluppi, qui e sugli altri miei profili social: non sarà facile vincere le nostre battaglie per la verità e il benessere del Paese ma, ne sono sicuro, tutti insieme possiamo farcela!
Buon anno a tutti!
Mariano Amici, medico

La stampa italiana mi sta attaccando: ECCO LA MIA RISPOSTA AI DIRETTORI DEI VARI QUOTIDIANI NAZIONALI

Egregio Direttore,
sono il medico dell’Asl RM6 che il Suo giornale, qualche giorno fa, ha definito “no-vax” e negazionista e oggi Le chiedo un po’ di spazio e di attenzione per condividere con Lei e con i Suoi lettori poche riflessioni nel tentativo di spiegare per quale motivo, pur avendo espresso negli ultimi mesi opinioni molto critiche nei confronti dell’epidemia e delle misure messe in campo dal Governo per fronteggiarla, respingo in toto i titoli che mi avete affibbiato.
Partiamo dalla delicata questione dei vaccini con una precisazione doverosa: credo da sempre nel valore della vaccinazione e a testimoniarlo c’è la mia condotta in decenni di attività prestata prima nell’Esercito, dove ho operato come ufficiale medico, poi in ambito universitario e ospedaliero con – tra l’altro – 15 anni in pronto soccorso e chirurgia d’urgenza e, infine, come
medico di base al servizio dei miei pazienti. Il valore della vaccinazione è innegabile e personalmente l’ho consigliata e praticata a decine di migliaia di pazienti ma rivendico, da
medico, anche il diritto e il dovere di invitare alla cautela perché non tutti i vaccini sono uguali e non tutti i pazienti possono reagire allo stesso modo.
Questo non significa essere “no-vax”, bensì esercitare la professione in modo critico e coerente con i principi del giuramento di Ippocrate e nell’interesse esclusivo dei cittadini: come ci ricordano i nostri principi etici e deontologici, un medico deve prendersi cura della salute del paziente ma prima ancora non cagionarle danno. E nel caso dei vaccini contro il Covid, creati in pochi mesi contro un virus altamente mutevole e testati al termine di una sperimentazione ridotta, nessuno può garantire che siano realmente efficaci ma ancor prima innocui.
Questo ragionamento ispirato anche da un pizzico di sensata cautela può essere definito “no-vax”? Non credo, come non credo possa essere definito “no-vax” Peter Doshi, professore associato di ricerca sui servizi sanitari farmaceutici presso la School of Pharmacy dell’Università del Maryland chiamato dall’autorevole British Medical Journal a ricoprire l’incarico di “associate editor” deputato al giornalismo d’inchiesta proprio a tutela della credibilità del sistema della ricerca scientifica: nei suoi testi (qui ve ne indicpo uno per le opportune verifiche ma in rete potete trovare anche altri articoli in cui il ricercatore esprime gli stessi concetti: https://www.bmj.com/content/371/bmj.m4037) Doshi avanza forti dubbi sulle modalità della sperimentazione, sulla reale efficacia dei vaccini contro le forme più gravi del Covid e sulla loro innocuità per le categorie più fragili della popolazione.
Perché nessuno si scandalizza di fronte al suo giudizio critico? Perchè nessuno lo etichetta come “no-vax”? E che dire di quanto dichiarato poche ore fa da Soumya Swaminathan, capo ricercatore dell’OMS, che partecipando ad un meeting online (qui un estratto della sua risposta: https://bit.ly/3mT7wLr) ha ammesso quanto molti scienziati dicono da mesi: “Non credo che abbiamo le prove su nessuno dei vaccini per essere sicuri che impedirà alle persone di contrarre effettivamente l’infezione e quindi di essere in grado di trasmetterla”. Perché, quando a sostenere questo concetto ero io, sono stato etichettato come “no-vax” o “negazionista”?
Ma va detto che non sono l’unico a nutrire forti dubbi – per esempio – anche sull’efficacia dei vaccini cosiddetti anti-influenzali: a titolo esemplificativo, segnalo lo studio condotto da Francesca Valent, direttore dell’Istituto di Igiene ed Epidemiologia Clinica presso l’Azienda Sanitaria Universitaria integrata di Udine, e da Tolinda Gallo, responsabile dei dipartimenti di Prevenzione malattie infettive, vaccinazioni e medicina dei viaggi e del Servizio Sorveglianza e Profilassi delle Malattie Infettive presso l’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Udine, che sulle colonne dell’Annuario dell’Istituto Superiore di Sanità del 2018 (qui il link:
https://annali.iss.it/index.php/anna/article/view/631) hanno definito gli effetti delle campagne vaccinali condotte negli anni 2016 e 2017 “modesti” a fronte talvolta di effetti collaterali su una parte degli anziani e dei bambini vaccinati. Anche in questo caso nessuno ha contestato quegli studi anche perché, come dovrebbero sapere medici e scienziati, il confronto tra posizioni divergenti è il fattore che fa crescere la Scienza, la fa evolvere e
migliorare verso un patrimonio di saperi e consapevolezze articolato e consolidato.
E veniamo all’altra etichetta che mi è stata apposta anche dal Suo giornale per delegittimare le mie critiche: io sarei un “negazionista” del Covid ma anche questa è una calunnia. E questo perché nell’ultimo anno ho vissuto sulla mia pelle cosa significhi combattere questo virus stando ogni giorno al fianco dei pazienti, con terapie mirate e spesso alternative rispetto ai rigidi protocolli ministeriali, e sono convinto che proprio noi medici di famiglia possiamo svolgere un ruolo strategico. In tutti questi mesi tra i pazienti del gruppo di medici che coordino ad Ardea non abbiamo avuto vittime, né abbiamo ricoverato alcun paziente ammalato e positivo al tampone. E noi assistiamo un bacino di oltre 6mila pazienti che è ben più di un ospedale: perché non tenere conto della nostra esperienza, invece di bollarci subito come ‘negazionisti’?
Ecco, egregio Direttore, per quale motivo reputo ingeneroso liquidare le mie idee e le mie proposte come esternazioni di un medico “no-vax” o negazionista e Le sarei grato se volesse pubblicare questo mio scritto per consentire anche ai lettori del Suo giornale di conoscere il mio punto di vista, fatto salvo ovviamente il diritto di adire le vie legali per tutelare la mia onorabilità nelle sedi opportune. Non le nascondo un pizzico di amarezza: in questo dibattito dai toni sempre più accesi, mi piacerebbe che i primi a confrontarsi fossero proprio i miei colleghi medici, anzichè arroccarsi su posizioni conservative se non corporativistiche davanti ad un virus che purtroppo ancora poco conosciamo. In tal senso confido anche nell’operato dell’Ordine dei Medici, il cui Presidente Antonio Magi conosco da sempre come figura competente e saggia: proprio perché tutti noi sappiamo che scienza e medicina sono branche del sapere vive e in costante evoluzione, dovremmo favorire il dialogo anziché “demonizzare” chi ha opinioni differenti con etichette ed epiteti che in ultima analisi contribuiscono solo a danneggiare l’autorevolezza e la credibilità della nostra categoria.
Nel ringraziarLa per l’attenzione che mi ha riservato, resto a Sua disposizione per ogni chiarimento.
Distinti Saluti
Mariano Amici, medico

La farsa dei tamponi: questo video ne certifica l’assoluta inattendibilità

Il filmato che vedrete dimostra che i tamponi sono serviti solo a farci ammalare, privarci della libertà e distruggere l’intera economia nazionale.

Invierò il video alla Procura della Repubblica quale prova dei crimini commessi.

CONDIVIDETE IL PIU’ POSSIBILE: L’INTERO MONDO DEVE CONOSCERE LA VERITA’ E CHIEDERE GIUSTIZIA!

Il Covid si può curare, non è il vaccino la soluzione del problema

La variante inglese del Covid che tanta preoccupazione sta destando in questi giorni conferma quanto sostengo da mesi: il vaccino per un virus che è già mutato così tante volte rischia di essere poco efficace e addirittura pericoloso, meglio puntare sulla rivalutazione della medicina del territorio. Lo dico da medico in prima linea: credo da sempre nel valore della vaccinazione ma oggi sono sempre più sconcertato davanti alle modalità con cui viene gestita questa epidemia. Da mesi contesto le misure varate dal Governo per arginare la diffusione del virus. Ribadisco le mie perplessità davanti ad un’indiscriminata vaccinazione di massa che definisco “non necessaria”, dai benefici ancora tutti da verificare, ma soprattutto con forti dubbi sulla sua innocuità, e respingo l’accusa di essere “no-vax” e negazionista.

Ho dalla mia una lunga formazione universitaria con tre specializzazioni ed una invidiabile carriera prima in ambito militare, come ufficiale medico, successivamente in ambito civile, come dirigente dell’Unità Sanitaria Locale, e poi ospedaliera con 15 anni di pronto soccorso e chirurgia d’urgenza. La mia condotta è testimoniata da decenni di attività, sia nell’esercito, sia nell’ambito universitario e ospedaliero e infine come medico di base al servizio dei miei pazienti. Il valore della vaccinazione è innegabile e personalmente l’ho consigliata e praticata a decine di migliaia di pazienti ma rivendico, da medico, anche il diritto di invitare alla cautela perché non tutti i vaccini sono uguali e non tutti i pazienti possono reagire allo stesso modo. Questo non significa essere “no-vax” ma esercitare la professione in modo critico e coerente con i principi del giuramento di Ippocrate e nell’interesse esclusivo dei cittadini.

Sui nuovi vaccini contro il Covid ribadisco le mie perplessità: I primi vaccini che ci offrono sono prodotti di terapia genica, inietteremo acidi nucleici che causeranno la produzione di parti del virus da parte delle nostre stesse cellule ma, poiché è la prima volta che si effettua sull’uomo, non conosciamo le conseguenze di questa iniezione. E se le cellule di alcuni “vaccinati” producessero troppi elementi virali, provocando reazioni incontrollabili nel nostro corpo? I rischi della vaccinazione possono essere maggiori dei benefici specie nel caso di un vaccino non sufficientemente testato circa la sua efficacia ed innocuità. Ciò in particolar modo se viene praticato in maniera indiscriminata, per una malattia la cui mortalità è prossima allo 0,05%. Gli effetti collaterali dell’inoculazione potrebbero derivare proprio dalle modalità di funzionamento del vaccino: le prime terapie geniche saranno con l’RNA, ma ci sono progetti con il DNA. Normalmente, nelle nostre cellule, il messaggio viene inviato dal DNA all’RNA, ma in determinate circostanze è possibile il contrario, soprattutto perché le nostre cellule umane contengono i cosiddetti retrovirus “endogeni” integrati nel DNA dei nostri cromosomi. Questi retrovirus “addomesticati” che ci abitano sono generalmente innocui ma possono produrre un enzima, la trascrittasi inversa, in grado di trascrivere all’indietro, dall’RNA al DNA: quindi un RNA estraneo al nostro corpo e somministrato per iniezione potrebbe codificare DNA, altrettanto estraneo, che può quindi integrarsi nei nostri cromosomi.

Pertanto non solo c’è il rischio reale di trasformare i geni del soggetto vaccinato in modo permanente ma anche la possibilità, modificando gli acidi nucleici degli ovuli o dello sperma, di trasmettere queste modificazioni genetiche ai figli.

Ma quindi, in attesa di accertare efficacia e innocuità del virus, come fronteggiare il Covid? La soluzione può passare solo da una effettiva valorizzazione della medicina del territorio e vi spiego: in queste settimane per screditare la mia azione mi hanno dato del negazionista ma è una calunnia. Ho, infatti, vissuto sulla mia pelle cosa significa combattere questo virus stando ogni giorno al fianco dei pazienti, con terapie mirate e spesso alternative rispetto ai rigidi protocolli ministeriali, e sono convinto che proprio noi medici di famiglia possiamo svolgere un ruolo strategico. In tutti questi mesi nei pazienti del gruppo di medici che coordino non abbiamo avuto vittime, né abbiamo ricoverato alcun paziente ammalato e positivo al tampone. Noi assistiamo un bacino di oltre 6mila pazienti che è ben più di un ospedale: perché non tenere conto della nostra esperienza, invece di bollarci subito come “negazionisti”?

È una proposta che formulo anche in prospettiva futura e post emergenziale: si dovrebbe prendere questo nostro modello operativo come esempio per ristrutturare completamente il Servizio Sanitario Nazionale. Una medicina del territorio ben organizzata può ridurre almeno del 90% i ricoveri in ospedale, sia per le malattie contagiose e/o diffusive (Covid compreso) sia per altri tipi di patologie, riservando all’ospedalizzazione solamente i ricoveri in reparti di elezione. Ovvio che per fare questo dobbiamo mettere al centro il medico di base, figura assolutamente da rivalutare in quanto è il professionista che più di tutti può e deve conoscere il quadro clinico generale dei pazienti. A differenza dei medici ospedalieri, dei membri del CTS e dei cattedratici infatti è proprio il medico di base che, grazie ad una casistica di gran lunga più ampia, conosce le patologie contagiose e/o diffusive ed i loro meccanismi di trasmissione. Così facendo, evitando inutili ospedalizzazioni, la Sanità potrebbe essere ristrutturata rivalutando i reparti da riservare ai ricoveri di elezione ed al contempo sarebbe possibile potenziare, con i risparmi di spesa, i centri diagnostici per offrire al medico del territorio la possibilità di far eseguire accertamenti diagnostici in tempo reale come può fare un ospedale. Al professionista ospedaliero, invece, deve essere riservato il ruolo di medico nei reparti di elezione, lasciandolo libero di curare secondo scienza e coscienza, senza l’imposizione di un rigido protocollo terapeutico che gli discenda da direttive superiori, in quanto i pazienti non sono tutti uguali e debbono essere curati caso per caso, in funzione del quadro clinico che presentano poiché, diversamente, si rischia di arrecare gravissimi danni al paziente stesso come purtroppo verificatosi durante questa emergenza.

Mariano Amici medico

La grave pericolosità dei vaccini genici contro il Covid

Tutte le misure intraprese fino ad oggi fanno parte di una strategia tesa a fare in modo che il popolo veda il vaccino come la salvezza dell’umanita’. Qual’è il vantaggio di un vaccino generalizzato per una malattia la cui mortalità è prossima allo 0,05%? Questa vaccinazione di massa non è necessaria. Inoltre, i rischi della vaccinazione possono essere maggiori dei benefici.
La cosa più preoccupante è che molti paesi, tra cui l’ Italia, si dicono pronti a vaccinare nelle prossime settimane, mentre lo sviluppo e la valutazione di questi prodotti sono stati affrettati nonche’ l’efficacia e la innocuita’ di questi vaccini non è stata finora pubblicata.
Abbiamo avuto diritto solo ai comunicati stampa dei produttori industriali, consentendo alle loro azioni di salire sul mercato azionario!
La cosa peggiore è che i primi “vaccini” che ci vengono offerti non sono vaccini, ma prodotti di terapia genica.
Inietteremo acidi nucleici che causeranno la produzione di parti del virus da parte delle nostre stesse cellule.
Non conosciamo assolutamente le conseguenze di questa iniezione, perché è la prima nell’uomo. E se le cellule di alcuni “vaccinati” producessero troppi elementi virali, provocando reazioni incontrollabili nel nostro corpo?
Le prime terapie geniche saranno con l’RNA, ma ci sono progetti con il DNA. Normalmente, nelle nostre cellule, il messaggio viene inviato dal DNA all’RNA, ma in determinate circostanze è possibile il contrario, soprattutto perché le nostre cellule umane contengono sin dall’alba dei tempi i cosiddetti retrovirus “endogeni” integrati nel DNA dei nostri cromosomi.
Questi retrovirus “addomesticati” che ci abitano sono generalmente innocui (a differenza dell’HIV, del retrovirus dell’AIDS ad esempio), ma possono produrre un enzima, la trascrittasi inversa, in grado di trascrivere all’indietro, dall’RNA al DNA.
Quindi un RNA estraneo al nostro corpo e somministrato per iniezione potrebbe codificare DNA, altrettanto estraneo, che può quindi integrarsi nei nostri cromosomi.
C’è quindi un rischio reale di trasformare i nostri geni in modo permanente. C’è anche la possibilità, modificando gli acidi nucleici degli ovuli o dello sperma, di trasmettere queste modificazioni genetiche ai nostri figli.
Le persone che promuovono queste terapie geniche, falsamente chiamate “vaccini” sono apprendisti stregoni e prendono gli italiani e altri cittadini del mondo, per cavie.
Non vogliamo diventare, come i pomodori o il mais transgenico, OGM (organismi geneticamente modificati).
Un funzionario medico di una delle aziende produttrici farmaceutiche ha affermato pochi giorni fa di sperare in un effetto di protezione personale, ma che non si dovrebbe sperare troppo in un impatto sulla trasmissione del virus, quindi sulle dinamiche dell’epidemia.
Questa è un’ammissione mascherata che non è un vaccino. Una vergogna.
Sono ancora più inorridito perché, in linea di principio, non sono contro i vaccini ma sostengo che vi sono vaccini e vaccini e che prima di praticarli bisogna sempre soppesare i pro ed i contro.
Dobbiamo dire basta a questo disegno criminoso estremamente preoccupante!Louis Pasteur si sta rivoltando nella tomba.
La scienza, l’etica medica e soprattutto il buon senso devono prendere il sopravvento.
Mariano Amici medico